Ambiente e Territorio Italia

Un ponte in cui credere

Ventidue Febbraio 2008. Solo autorita’ gibutine nella sala, niente dignitari del Somaliland, parte pacifica della Somalia, paese turistico, nessuno dall’Etiopia, potenza regionale in continua crescita, neanche un lacche’ dall’Eritrea, nessuno dei contendenti sudanesi ora rappacificati. Figuriamoci se veniva qualcuno da Mogadiscio.

Un gruppo di persone presenta un progetto. Costruttori in parte... residuati bellici americani -intendo ex marines divenuti appaltatori per il loro governo- applaudono. Der Spiegel ne parla, una volta, c’era un giornalista che scrive su The Economist, qualcuno fa un pezzo per la BBC.

 E’ lui protagonista, Tarek, ma non parla. “E schivo” dicono. Ha il mal d’Africa, roba perniciosa. Da alcuni anni non pensa ad altro.

     Il signor Tarek, ci siamo sentiti. Gli ho detto: ci credo

Il ponte sullo stretto! Piu’ di ventotto chilometri. Esattamente lungo come la pista da bici che circonda il mio amato piccolo  lago, Varese. Ma qui in mezzo c’e’ un mare profondo un terzo di chilometro, le sue sponde si muovono, in diversi sensi. E lui in mezzo ci vuol far stare 4 treni a volta, sei file di mezzi.

Hanno scritto che il ponte sul Bab el Mandeb, lo strategico braccio di acque alla chiusura del mar rosso e’ assurdo, solo un classico botto mediatico. La stampa nostrana ha del tutto, affatto, in ogni suo aspetto boicottato, no, solo ignorato la notizia.

Verso lo Yemen c’e un’isola piatta di coralli e sabbie, stupenda come Dio ha fatto le isole del Mare Erithreum, e pochi altri deserti che si popolano di uccelli nella stagione dei venti, appena affiorata da un mare di vita e colori rari.

E’ il passaggio da cui meno di sessantamila anni fa l’uomo moderno, noi, uscimmo dall’Africa ad inondare il mondo, allora era un acquitrino lungo e salmastro, pericolosetto, ma attraversabile senza ponti o barconi.

Tarek vuole vendicare il nome della sua famiglia, regalare un futuro al paese di suo padre, hanno scritto. Suo padre, misero Yemenita, divenne uno degli uomini piu’ ricchi del mondo. Costruendo. Si chiamava Bin Laden.

Un suo mezzo fratello le grandi strutture costruite al mondo, per fanatismo, le distruggeva.

Lui non ama le torri. Non ha dato una lira per la Burj, quasi un chilometro a svettare su Dubai, se non ci pensave l’emiro Khalifa, da altro emirato unito, restava inconclusa. Lui, pensa ponti, ammirevoli.

Venticinque miliardi di dollari, sei corsie, quattro binari. Due citta’ su 500 chilometri quadrati per cespite, Noor, la Luce, le chiama. Solo sogni? No.


   Lo stretto Bab el Mandeb con l'isola Perim

Per il ponte Tarek stanzia 10 miliardi dei suoi. Una fortuna pari a quella totale di Bungasconi, per fare un riferimento del tutto nostrano.

Oltre cento milioni sono andati negli studi, dei Danesi CEWI, costruttori di alcuni dei ponti piu’ lunghi esistenti. Tecnicamente, si puo’ fare, anche se rispetto a ponti lunghissimi tra le isole danesi e la Svezia, ci sono da fare torri alte 700 metri, meno della meta’ nel mare, 400 metri a svettare tirando fili sospesi sopra le onde.

Una campata da cinque chilometri, roba mai pensata, nemmeno dai cinesi che di ponti marini ne hanno uno da trentacinque chilometri, le altre solo da tre, per non intralciare i cargo larghi esattamente come il canale di Suez, o i sottomarni nucleari americani, da cui ogni cosa vivente o no ben fa a tenersi molte miglia distante, se non proprio costretta.

   Un ponte sospeso, Cina.

Non ha fatto adepti entusiasti tra i prossimi a Leo Panetta, il capo del pentagono, o tra i regnanti Sauditi, gli altri straricchi Sauditi, i Signori, i Bin Saud. Le forze armate Statunitensi si sono affrettate a dichiarare che il ponte renderebbe vulnerabili i loro armati a Gibuti, da cui tutti si tengono poco meno alla larga dei sottomarini nucleari, visto che, se non lasciano scie di morte in caso di incidente, si ammazzano fra di loro e con chi capita.

Nel 2010 un mio amico che insegna a Jeddah ha chiesto per me a Tarek che ne era del ponte, visto che nessuno da due anni ne parlava. Mi ha fatto sapere che Tarek, deluso, dice che il suo governo e’ decisamente contro. Affermando che “il fragile ecosistema delle nostre coste non resisterebbe ad un’invasione di migranti africani" rivelano insieme la pochezza, la nullita' degli argomenti contrari.  

Le migrazioni si controllano con un ponte, sfuggono per mare. Le loro coste non saranno mai la Lampedusa pur accogliente dei film del mio alunno Degmawi. Bugie per nascondere chissa’ che.

Argomenti piu’ seri sono l’instabilita’ geologica della zona, apparentemente del tutto superata dai criteri antisismici del progetto, e la situazione in Yemen e nella vicina Somalia.

I pirati infestano il mare, ma mille miglia a sudest, davanti alla repubblica autodichiaratasi indipendente del Puntland. In mezzo ci sono gli attivi porti del Somaliland, altra repubblica non riconosciuta, ma molto pacifica e piuttosto funzionale. Li’ la mia amica archeologa Sada trova spesso, quando non insegna a Londra, citta’ commerciali, ceramiche cinesi, i pezzi della antica via della seta che univa l’Africa alla Cina, mille anni fa.

   Sada Mire, viceministro della cultura, Somaliland, in visita a Grosseto, con un vaso            simile a quelli che lei trova nei porti antichi della costa de golfo di Aden

I nemici del ponte ne vogliono la porta del terrorismo islamico in Africa. Al contrario, so con molti che gli oscurantisti si alimentano di esclusione, distanza, chiusure, sistemi medievali che solo ponti e strade spazzano, per sempre.

Sia in Somalia che in Yemen, lo sviluppo sia la migliore, l’unica risposta al terrorismo avulso dal reale.

Le genti che aprono gli occhi, le finestre che danno su ponti, pensano al futuro, non al medioevo.

Tarek, uomo tanto intelligente, timido e potente, posso parlare di te a chi conta in Etiopia, Sudan, Eritrea, Somaliland, visto che ho ancora paura ad andare a Mogadiscio?

Accetta che noi africani abbiamo bisogno della tua idea, come del pane e della democrazia che forse verra’. Con il tempo e lo star meglio...

Ma che ce ne basta e avanza. Facciamo, insieme, per ora un mezzo grande passo: stesso progetto, due linee di treno, quattro corsie, sul ponte. I tuoi soldi cominciano a bastare.

Se Gibuti e’ piccola, non e’ cosi’ povera, affamata come la vogliono, e lo Yemen e’ un povero, ma grande stato. L’Eritrea e la Somalia non contano, vediamo! L’Etiopia da alcuni anni ha un tasso di crescita cinese, finira’ con fondi del tutto nostri, dei pagatori d’imposta in Etiopia la diga piu’ grande d’Africa. Otto miliardi di dollari, un mezzo ponte tra Asia e Africa, ma finisce fra quattro anni, e ne rende uno e passa di miliardi, di sola energia esportata. Ogni anno. Economia da gigante, rendimenti enormi.

Non ci sono strade serie tra Gibuti ed Addis? Allora, 30.000 container al mese, in Etiopia, come arrivano?

I vantaggi sono evidenti, se Asia e Africa sono unite dal ponte. La linea del treno fra un paio di anni sara’ ripristinata, ben piu’ moderna dello scartamento ridotto voluto da Minilik.

Solo per turismo, ogni anno mezzo milione almeno di arabi, asiatici visiteranno le verdi alte terre d’Etiopia, dense di storia e natura. Le sponde stupende d’Eritrea diventeranno turistiche, come gia’ timidamente inizia a succedere nel tratto piu’ a nord della Somalia, Somaliland dicon loro, tra Berbera e Zeila.

Altri scopriranno, come tardano a fare proprio gli Italiani che qui cercavano un posto al sole, quanti soli son passati, e che si muove di attivo, fortunato, nel corno d’Africa.

Tarek, io ci credo, insisti. Posso tirare dalla tua altri, magari che contano, o far rumore, provarci?

La fame e la miseria sono figlie del cambiamento climatico. Non si puo’ continuare con i vecchi sistemi.

Chi odia distrugge, chi si vuole erigere sopra gli altri fa torri, chi crede nel mondo, e lo ama, fa ponti.

                                                   marco vigano', Addis Abeba, 1 Ottobre 2012 some rights reserved

Crescit'Art Varese.

Atto Zero 

 

   Disegno di Marino Patella.

 

Acquaria e il Liceo Frattini di Varese chiamano artisti di varia specie in Centro a Varese,

Fuoco su Piazza San Vittore, ci espandiamo lungo il corso e nel resto del centro a diffondere un desiderio. Varese pulita, sveglia, attiva. Pronta a comunicare, stufa di ricevere senza condividere.

Ascoltiamoci

L'arte e' in noi, siamo noi.
L'arte ha una parte. La nostra!
E' Cultura, cresciuta con la nostra storia, fatta dei nostri stili di vita. E' cio' che siamo, 
sappiamo fare e condividere.


Partecipazione, educazione, empatia e unita'.
Ecco la nostra Energia Rinnovabile.
Comunichiamoci con passione, non trasmettiamo il solito stantio. 

Non farci mancare la tua Voce!

Per info, fiammero@libero.it mrlemalatte@yahoo.it


Varese e' un deserto popolato da gente ben attrezzata. 
Indro Montanelli

    

        I LOGHI DEGLI ORGANIZZATORI

 

L'Acqua di vaganti dinosauri dell'Orsa

Delle frottole e della sabbia

L'Indignazione contro il metodo clientelare vale come arma, nella nostra battaglia per le falde dell'acqua di Varese, persino più del percepito rischio all'acqua stessa.

l'Arpa non può più da alcuni anni fare vere inchieste, basti dire che se un dipendente o una commisione Arpa scopre un abuso ambientale, direte, il loro vero lavoro..
NON può comunicarlo agli inquirenti specifici, la Polizia Forestale, ma deve limitarsi a..         comunicarlo al Presidente.
Una curiosa legge politica, che ha come immediato corollario la nomina di tanti presidenti Arpa vicini alle ecomafie quante sono le regioni dello stivale, che bello era, prima.

Ecco, il solo gruppo di parte politica che ormai resiste alla sentita, lottata volontà di Comuni, Provincia e Cittadini tutti di far fare a meno ad una sola famiglia dei proventi di vendita di una stupenda collina chiede loro un parere. ARPA produce una inconclusiva relazione. Atta solo a confondere gli allocchi.

La collina è la nostra. Se la vendono nei cantieri di quella parte, o verso la vicina Svizzera, mettendoci a rischio l'acqua, l'aria, il territorio all'ingresso del parco Bevera, NON CI STIAMO.

Vediamo il sito sulla Trescali, dimenticando ora la provata abusività dei cavatori:

La NATURA LO HA RECUPERATO, IN 26 ANNI DALLA FINE DI ATTIVITA' DELL'ABUSIVO.

 

 La parete 'pericolosissima' non lo è affatto, grosso falso, ma è l'unica scusa possiblie per generare un gran danno all'ambiente. Manca solo, in cima, la rete ingiunta dal Comune nel 1986.

Mettiamola noi, o il Comune, poi presentiamo i conti alla Nidoli Italinerti,
magari con gli interessi dal 1986, forse duecento euro di oggi e una multa per inadempienza.
Non li massacreremo, almeno, credo possano pagare.

CHIUSO LI' il recupero che tanto sta caro a Raffaele Cattaneo, assessore in Lombardia, da Varese!

Lasciamo un attimo i rischi all'acqua, li abbiamo capiti.
Francamente, i dinosauri magici dell'Orsa bevevano quell'acqua.

 
Non vedo chi o per quale motivo si possa avvicinare a rimestare quelle sacre sabbie ricche di arseniati mortali, per metterli in falda, per impedirci di cercare nuove sorgenti o di far pozzi, togliendo il terreno e il bosco far correre un rischio seppur limitato di far scorrere verso le migliori falde dlela provincia qualsiasi schifezza lì cada o sfugga.

Rabbia sanguigna: chi ha i permessi pur contestati in mano vuol far questo solo per i propri soldi.

Sì, vorrei che i miei bisnipoti che non vedrò potessero bere, pura, quell'acqua.

Ma la vera vergogna che grida verso il cielo freddo di questi giorni sta tutta nella palese falsità del recupero.
Ho nel tempo, da misero abusivo, acquisito parcelle di sabbie d'oro. Novanta milioni di franchi che non comportano fatica imprenditoriale, rischi, indebitamenti, beghe sindacali. I costi produttivi sono del tutto irrisori, ho due lavoratori in cava e molto meno rischi si facciano male, rispetto ai tempi dell'abusivismo.
Ora l'economia che gestisco assume nuovi costi.
La necessità di essere nel giro di chi conta, se i soldi acquisiti da abusivo, e certe frequentazioni non bastassero allo scopo. Non basta ingraziarsi locali, vigili, personale Comunale come ai bei vecchi tempi.

Fatta la legge antiabusivi, ecco mezzi più potenti per gestirla.
Il potere non si perde, aumenta solo se posso influenzare la politica Regionale e Provinciale. Occorrono tecnici di favore, politici di favore le cui campagne elettorali avide di fondi posso agilmente favorire, ma forse rompendo la legge dei tetti ai finanziamenti.
Per un consigliere Regionale, ad esempio, 25.000 euro.

Poco davvero, nemmeno abbastanza per far sapere a tutti che corri, figuriamoci per batter chi ha sponde economiche serie.
Eccomi, dunque, cavatore, Nobili o Noduli, Noto o Ignobile, come fosse obbligo di mestiere a gestire un sistema curioso.
Chiuso, segreto, esclusivo, che nega le libertà di base per sua consistenza propria.

Non vi temiamo. Il sistema clientelare segreto, che altri chiamano clientelare-mafioso é solo quello che la partecipazione, la circolazione di idee, il servizio agli alri, la generosità verso le generazioni a venire superano, cancellano, dissipano e stravincono nel nome della condivisione, del bello, dei diritti di noi tutti contro le avidità di pochissimi.

Basta stare uniti, non mollare. Ancor più del danno all'acqua il sistema fu spazzato dalla sua grettezza, dal suo rifiuto del dialogo, dal negarci come uomini del territorio, dagli innumerevoli tentativi di cancellare con forza la nostra voce.

CHI VUOLE SCAVARE PER 'TAPPARE' IL BUCO FATTO PRIMA, PERCHE' NON SI DEGNA DI TAPPARE PRIMA I DIVERSI ANGOSCIOSI BUCHI CHE HA PRODOTTO SUL NOSTRO TERRITORIO? 

Si può anche perdere una battaglia, ma non ci sarà mai alla fine vittoria monca,
sarà l'Hypernike, tipo quella che il Vangelo Cristiano spiega ai suoi credenti:

una fichissima stravittoria densa di conseguenze.

    Don't Just Exist. Make A Difference. Become More Than A Conqueror (Romans 8:37).

   Non vivere e basta, Sii la differenza. Diventa più di un conquistatore (Romani 8:37)
 
Varese, Marzo 2012 

L’Impero del male e la bicicletta


Rammento un’ammucchiata di bici, in Via Sanvito Silvestro a Varese, una mattina di Domenica d’Aprile nel 1973.

Non la posso dimenticare, la causa ero io, ragazzino ineducato di cose di strada, di rientro dalla messa, in famiglia, in bici.

Ne ebbi  molto male ad una gamba per un paio di settimane. Avevo tagliato la strada di un plotone di ciclisti veloci in allenamento domenicale, ignari dei pericoli posti dall’austerita’, che davanti alle loro ruote sottili metteva ciclisti obbligati, del tutto inesperti. Per papa’ la conseguenza fu una causa con un ciclista il cui mezzo distrutto era di particolare pregio.

Austerita’, imponeva la TV in bianco e nero, e mostrava scie incoraggianti di biciclette. Divieto di circolazione per tutti.

Era stato pagato -guarda caso dai Tedeschi- il nostro debito di Stato verso le sette sorelle, sistema piu’ forte degli Stati, in cambio di una stanza di lingotti d’oro di Roma offerta a garanzia, senza spostarla di molto, nelle segrete di fort Knox.

Nemmeno le utilitarie, italica invenzione ed abitudine, potevano circolare. Prima una domenica su due, alla fine, ne’ il Sabato ne’ la Domenica.

Il prezzo del petrolio sale da allora. Come conseguenza la Mercedes del 1965, 140 cv, due doppi carburatori, che fino all’anno scorso avevo ed usavo ad Addis Abeba occasionalmente, e le sue simili dovevano diventare subito obsolete. Via all’era dell’iniezione, dei computer automobilistici che regolano la combustione.

Ma il disastroso SUV resta un simbolo di ricchezza e il numero di auto sale, comunque, da allora, trasformando l’anelata Padania di un popolo che non esiste, nel norditalia, in un catino di fumi irrespirabili.

Ora i derivati, gli incredibili fondi che quando la borsa va giu’ possono aumentare di valore specularmente, finche’ qualcuno non si accorge della truffa, inventano formule per gettare soldi in pile apparentemente regolate da leggi previsionali, in pratica mucchi fuori controllo che ci travolgono.

Trecento triliardi di dollari irrintracciabili esattamente ad una banca o ad un gruppo, senza guinzaglio si aggirano a far danno nei mercati e al pianeta.

Pensare che Sholes e Merton, brillanti economisti Americani, hanno preso il premio Nobel nel 1997 per aver messo la base della pseudoscienza che li ha creati. Perche’ si potrebbe prevedere il corso di ogni derrata, di ogni valore mobiliare e non, ora, qui, in Patagonia, anche fra venti anni.

Che idiozia. Come se le scelte e le paure dei popoli, la mente e le sue capacite’ di superare le leggi del denaro, come se  ogni reazione collettiva fosse esattamente prevedibile. Come se un capace economista fosse in potenza un Dio del male, pronto comunque a moltiplicare il futuro del grande denaro.

Va cosi’, dove solo il denaro conta e impera, sulla terra cioe’.

Quando i sistemi di calcolo e i mali di pancia dei fondi speculativi sentono o credono di prevedere cirsi nelle borse tradizionali, fondato e su risorse minerarie, industirali, sulle crescite dei paesi ricchi ed emergenti, comprano altre cose.

Acquistano in sostanza Petrolio, Oro e Cereali.

Comprano e vendono quantita’ di riserve di petrolio enormi pur in inesorabile calo, ovviamanete senza mai vederle, con per conseguenza il fallimento e l’indebitamento di Stati che non hanno piu’ riserve di oro a garanzia di prestiti che nessuno ormai potrebbe concedere. Eppure continuano a sciupare fondi pubblici abbagliati da prospettive di sviluppo che non esistono.

Comprano oro, con come conseguenza il fiorire di miniere andine che colano mercurio e solventi nelle riserve d’acqua di popoli interi, fanno crescere a spirale il numero di famiglie indiane indebitate, per il dovere di comprare gioielli per la cerimonia, a volte salvano madri Italiane, ma solo perche’ i gioielli di famiglia ora procurano sollievo e cibo per diverse settimane.

Quando i derivati comprano cereali, si tocca il fondo dell’abisso dell’impero del male che ha il nome e la sede delle grandi banche. I fondi della Goldman Sachs comprano grano a futuri, I prezzi schizzano in alto, la conseguenza e’ la fame.

Solo il cambiamento climatico, dovuto al bruciare petrolio, e’ l’origine delle fami, che ora i capitali dei paesi e delle famiglie povere non possono comprare.  Perche’ il prezzo del quintale di grano si e’ moltiplicato. Il cerchio si chiude, a cappio, intorno ai destituti.

Intorno al petrolio, per il quale si inventano guerre tragiche, privazioni di beni e liberta’ di diversi di quei popoli che a tutto diritto invece dovrebbero approfittarne. Al petrolio per il quale gia’ nel 1880 gli USA avevano inventato la legge antitrust, la legge anti rockerfeller, che possedendo la Standard Oil, si dibatte’ in congresso, era abbastanza forte da decidere se gli USA potessero andare o no in Guerra. I pezzettini della Standard Oil ancora stanno tra le piu’ grandi compagnie del mondo.

Due ora rifuse fra loro, la Exxon e la Mobil, da anni  stanno in testa alla lista, escluso un periodo in cui un geniale fabbricante di apparecchi elettronici da poco compianto li supero’, per un trimestre.

Per mantenere quel cerchio a cappio, il lavorio e le bugie di Governi e diplomatici si moltiplicano. Guerre e rumori di guerre, l’industria incontrollata che piu’ di ogni altra ha il potere di produrre denaro per i giri clientelari.

Le menti migliori lavorano prezzolate intorno a consolidate posizioni di forza da mantenere.    Ignare  perlopiu’ del Male che le circonda, inconscie del loro potere di aprire un’era di Giustizia.

Basterebbe attaccare seriamente il dramma della fame partendo dalla sua originie, le pioggie negate dal cambiamento climatico, ammettendo che comunque abbiamo cibo per tutti, ma i giochi della finanza lo negano solo a chi ne ha bisogno.

Come riprenderci un’esistenza condivisibile ? Come potere, al tramonto di una vita che vogliamo ben spesa, dire che non abbiamo solo lasciato ai figli una natura distrutta e un clima alterato, foriero di fami e guerre?

Questa la mia ricetta:

Si devono eliminare i derivati. La loro commercializzazione e’ in mano alle grandi banche, oggetto di attacchi evidenti ora da parte della societa’ civile in tutti i paesi ricchi. La FED, La Banca Centrale Cinese ed Indiana, e la BCE di Draghi facciano ora un piano comune per metterli fuori legge.

Ci si deve rimettere a pedalare, partendo dal nostro locale: niente escorts e idioti al Governo, accetteremo solo politici che sanno capire il presente per preparare il futuro : un piano energetico, produttivo e dei trasporti in italia per la riduzione delle emissioni di CO2, educazione alla frugalita’ e alla conservazione ambientale in tutti i gradi di scuola.

Liberariamoci dal giogo dei sistemi clientelari. Insieme, si puo’.

Quello politico Italiano ad esempio ha prodotto nell’ultimo ventennio, dopo la prima repubblica che appariva -stancamente- ancora vivere di ideali condivisi, solo litigiosita’ e impoverimento, a fronte di una continuata distruzione del territorio. Abbiamo visto chi cavava, costruiva, pianificava arricchirsi e crearsi i propri politici. Farli eleggere con risorse sproporzionate, per garantirsi coperture.

I programmi di Governo devono, una volta che le grandi banche centrali hanno eliminato i derivati, concentrarsi su Energia diffusa e compatibile con il clima, Ricerca potenziata per migliorare la vita senza disfare la terra, Educazione per preparare i giovani ai lavori nel settore delle nuove economie per l’ambiente e partecipazione popolare e globale contro i sistemi clientelari-mafiosi.

Noi cittadini possiamo vivere molto meglio rompendo gli schemi del consumo fatto per apparire, ritrovare una sanissima vita frugale fatta non di avere ma di essere insieme. La vita in famiglia e nei borghi.

Se vi pare anacronistico, venitemi a trovare qui ad Addis Abeba, sulle montagne verdi dove milioni gia’ vicini al cielo pregano per la giustizia.

Entrate in una famiglia normale, non divisa dai media dell’Impero del denaro, a me e’ successo. La scuola di frugalita’ della gente reale, quotidiana e realistica sara’ per voi come per me motivo di rinnovata fede in Dio e negli uomini.

Al posto della crisi delle idee, del capitale e dell’era del petrolio, dell’impronta che schiaccia la storia e la natura avremo lasciato una scia di volonta’unita per il cambiamento, di bello e di ripresa su cui i nostri figli potranno lavorare.

Il Ritorno dell’era delle Biciclette.

 

http://www.desmogblog.com/exxonmobil-gave-15m-climate-denier-groups-last-year-breaking-its-pledge-stop-funding-denial-machine

http://en.wikipedia.org/wiki/Long-Term_Capital_Management

http://www3.varesenews.it/italia/articolo.php?id=210296 

 

La dolina del tempo


Italia, sistema paese fermo, non galleggia più su un consolidato risparmio, su valori condivisi.             

Il primo é sempre più un ricordo, salvo per pochi fortunati che o hanno ereditato fortune, o sanno ancora come trovare seri soldi nel commercio di beni ed idee.

I secondi, i valori di tutti, sono quotidianamente divorati dalla mediaticità delle indecenze dell’esecutivo. Basta, non importa e non deve importare più ad altri che ai suoi medici della malattia mentale del PM, piuttosto curiamoci della sconfinata incompetenza di altri a governo. La Gelmini persa in un tunnel lungo settecentoquaranta chilometri, cavalca un nulla di neutrini veloci, mentre la scuola soffre pesantemente i suoi tagli, un Brunetta da Premio Darwin: quello assegnato ai suicidi reali o politici, che togliendo di mezzo da soli la loro mediocrità si reputa migliorino... la razza umana.

Indecente esposizione di un paese che merita di meglio.

Italia, si scivola inesorabilmente in una dolina, trappola scavata dall’erosione di scelte procrastinate, di illusioni tenute vive a guisa di solide basi.

  Guatemala. C'era qui una casa di tre piani. Reticenza, non si ammette il rischio per parte della città

Per la paura del cambiare ci credevamo assestati su roccia concreta. Ma il tempo, la globalizzazione, le intemperie violente dei tempi della fine delle certezze basate su questo capitalismo vorace hanno rivelato abissi di disordine, squilibri sociali estesi. Padri di reazioni anche violente e vicine, credo.

Signore e signori, siamo prigionieri di un buco: non solo chi governa e chi conta non sa come uscirne, ma il tempo sotto ha scavato una grotta profonda, recesso che odora -nel buio di un salto ignoto- di povertà, altri disordini, e sa di scomparsa dalla scena dei paesi fortunati.

Le lobby piuttosto oscure e il sovrano Popolo della Plastica, ex primo partito degli Italiani, si credono su un potente mezzo su gomma. Da fuori, si vede che non ha direzione. Certo incoccerà in un muro molto vicino di dissenso interno ed Europeo. Siccome non é di gomma, ma é fatto della plastica solida, coesiva del sistema clientelare-mafioso, sempre pronto a mutar di forma per tenere il pallino a sè, si asciuga, secca e al primo urto serio il carro del partito finisce in pezzi che si inabissano nell’oblio,  quasi frammenti di impresa planetaria finita e solo temuta come il rientro di cocci di un grosso satellite.

Meglio riconoscere di non essere per nulla lanciati verso nuove crescite, su chissà quali nuovi parti in corsa. In quel buco siamo e restiamo: proviamo a guardare che parete attaccare per uscirne presto. Sotto, si starebbe peggio.

Provo a vedere le pareti della trappola. Non ho luci sufficienti, solo. Chi legge potrebbe dirigere i suoi faretti in sù, per aiutarci insieme a veder dove cercare appiglio, da che lato risalire.

Fermi nel buco, un po’ d’acqua ci viene di malvoglia gettata da sopra: soldi Europei, bonds un po’ meno cari. Perché garantiti da Governi presentabili.

Cibo, ne abbiamo ancora, cibo vero anche se non molto sano. Coltiviamo quel che non abbiamo cementificato della fertilissima pianura padana. Ma lo spreco di territorio fa prevedere da tempo ai migliori esperti del settore, come lo storico dell’agricoltura Antonio Saltini, che l’Italia dovrà preparare riserve monetarie serie per sfamarsi, dato l’abuso obbrobrioso dei terreni migliori, e la concorrenza di paesi grandi, con tante bocche aperte e più dotate, sui terreni produttivi in altre parti.

Una coperta, lisa, residuo di tanta storia ricca, l’abbiamo sulle spalle.

Ma da dove uscire dalla dolina?

Eccone le pareti che io ora vedo:

1) Un debito crescente, pubblico e ora anche delle famiglie, che comprano solo il necessario

2) Abbondanti infrastrutture di costosa manutenzione, anche inutili. Amministrazioni rigide lavorano 'a competenza', incapaci di agire sul territorio.

3) Ignoranza dei nuovi mezzi e delle economie per l’ambiente

4) Il giogo del sistema clientelare

5) Il blocco della ricerca e della scuola pubblica

6) Investimenti a cercare ancora la crescita unidirezionale, al culmine della crisi da sovracrescita

1- Inutile concentrarsi sulla riduzione del debito. Ridurre il debito, sacrosanta operazione in corso, costa impopolarità, porta a disunirsi. Si fa, facendo pagare equamente a ricchi e poco ai poveri il conto salassante. Si evita, giocoforza, di precipitare giù, certo così, non si risale. Creare fiducia interna ed esterna al mercato Italia, per cominciare a riempire di sassi ancorati il fondo della dolina.

Le bugie e il procrastinare, i cinquanta ripensamenti di ogni manovra economica scavano invece senza direzione, minando il tunnel.

2- Non abbiamo bisogno di strade e autostrade, nuove piste aeroportuali, parcheggi, e di nuove costruzioni periurbane a confermare il modello di crescita della mela marcia: i nostri comuni, grandi e piccoli, si finanziano, come il capitalismo ormai denunciato da sostituire, esternalizzando i costi: se non rendo edificabile l’ultimo prato, non ho i soldi per pagare lo smaltimento rifiuti, i dipendenti, per fare nulla di nuovo. E non sarò rieletto. L’amministratore Italiano, piccolo e grande, trasferisce sull’ambiente i costi della sua campagna elettorale. Le centinaia di città hanno il cuore, antico e ancor forte, marcio, che nessuno osa ristrutturare, ma si rivestono di strati di cemento colorato e impiastrellato, sfasciando l’aria, l’acqua, gli spazi vitali dei nostri nipoti.

Nel mentre, sfuggono dal paesello le menti capaci di innovare, o sono attivamente scacciati da chi fa della rigidità clientelare il proprio feudo. Non venga nuovo, per carità.

3- Solo l’Italia che conta, e di conseguenza ogni cittadino ignaro, ignora del tutto, volutamente, la questione ambientale e il cambiamento climatico. Due generazioni, le prime ad aver avuto a disposizione forze equivalenti a quelle geodetiche, e mezzi diffusi di comunicazione planetaria, hanno bruciato risorse non rinnovabili, dal petrolio al suolo, modificando il clima.

In fondo, nulla di tragico per il pianeta: scomparissimo noi, dopo circa cento anni nulla resterà della nostra civiltà di asfalto, ferro e cemento. Solo, nel grande vortice pacifico, la plastica ruoterà serena, senza aumentare, per un paio di migliaia di anni, ricordo duraturo di una specie... superiore.

Superiori a noi Italiani giudico tutti, in Europa e non solo. La Danimarca ha 17 ministeri, di cui uno dell’Energia e del Cambiamento Climatico, nulla dei 105 membri dell’ex Governo Prodi. Dipende da fonti di energia rinnovabili e proprie, all’85%. Lasciano intorno aria, acqua e spazio, anche per i nipoti.

4- Potendo, i cittadini scelgono di dialogare, partecipando: far uscire i problemi da attaccare, insieme e nella pratica di azioni quotidiane e di riflessioni concordate, trovare le soluzioni. Una tavola rotonda maieutica per far uscire le voci di tutti, interrogandosi a vicenda.

In Italia, la vita sociale e politica significa continuare ad esser ‘picciotti’ dispersi, voci assoggettate, polvere che brilla solo se vicina ad un Cliente, figura a sua volta periferica e incapace di comunicare con i pari. Cerchiamo disperatamente, ancestralmente la catena di trasmissione di favori, voti, imposizioni di scelte sociali ed economiche tipiche del sitema clientelare.

E’ qui la radice del futuro a scivoloni. Il lato del buco a cui ci si deva attaccare. E' lato pericoloso, se non lo si affronta uniti.

5- Educazione, Educazione, Educazione. Ecco il programma di governo a venire, quello che permette di uscire da decenni di “crescita” a danno del futuro, di clientelarismi divenuti sistema paese, di un galleggiare accondiscendente, che prepara al baratro. Educazione al territorio e all’ambiente, per riavere il lavoro negato ai giovani e ripulire la nostra natura. Educazione alla globalità e al cambiamento, per interpretare vite sobrie e sane, vicine al nuovo capitalismo, che tiene conto dei costi ambientali su scala planetaria, cercando giustizia. Educazione alla tolleranza nonviolenta, e alla partecipazione, perché fin qui chi ci guida ha sbagliato direzione: litigando verbosamente ha perso di vista le parole Ricerca, Educazione, Unità.  Rammentando solo quella che conveniva a pochi, eletti: Privilegio.

6- Abbiamo fra noi, a Varese e a Milano un Epitomo classico dell’errore politico che cerca soldi pubblici per perpetrare il modello fondato sul far pagare all’ambiente effimere ricette di crescita, quando la malattia è la crescita mal guidata.

Raffaele Cattaneo, assessore Regionale alla viabilità e trasporti, viene messo alla berlina nei circoli ambientali nord lombardi come il “maialino che stride”: si dice giri con l’elmetto Giallo ben incollato alle orecchie, per non farsele tirare dai passanti per strada. Quando l’accorta rivolta popolare contro la cava del suo cliente, Nidoli da Varese, l’ha bloccata, appena prima che scavasse sopra i pozzi dell’acqua di Varese e altri diciotto comuni di suoi ignari elettori, ha strillato ovunque agitando arsenico (che lui suppone la ferrovia che lui stesso ha voluto potrebbe liberare nell’acqua) e i vecchi -sempre attuali merletti dei suoi giri pseudo religiosi.

Il problema del nostro assessore, vicepresidente della Fodazione Nidoli -i cavatori più volte inquisiti che vantano innumerevoli tentativi di imitazione.. a creare buchi ambientali- è credo nel calo del 35% accertato di lavoro nel settore costruttivo in Lombardia. Ex alunni geometri mi assicurano di cosa che non ho in mano, la necessità di lavorare affiliati alla setta CDO, compagnia di opere, di arsenico e mattoni che pare garantisca lavoro ai membri. E lui, Raffaele Cattaneo, ci prova:

-          Inventa una bretella, parte della Sua tanto contestata pedemontana, che avrebbe dovuto unire Varese e Como passando per la Svizzera, la Cooperazione Internazionale sbandierata di qui da Chiasso e sonoramente, chiassosamente bollata di Parassitismo dagli Svizzeri. Passerebbe sotto la cava già abusiva Nidoli Italinerti, ora chiusa.

-          Per far favore -ora per nulla gradito- al parroco della Madonna nera, sul Monte Sacro sopra Varese, tenta di aprire una cava presso il Santuario Mariano, per farne un .. INUTILE PARCHEGGIO!

-          Convinto, si appresta a far saltare con soldi di tutti uno storico eccellente giardino pubblico di Varese, Villa Augusta, con la Nobile intenzione di farne parcheggio. Ignorando che lì davanti sta sorgendo un ospedale pediatrico. Nel suo conscio non capire, il parco é tutta inutile aria pulita, pernicioso svago per i bimbi convalescenti.

  Villa Augusta, Varese. Nella prossima foto.. solo il cemento del parcheggio di Cattaneo

-          Continua ad insistere, solo contro tutti, al progetto ormai solo blandamente sostenuto dal Presidente SEA Bonomi, suo compagno di cordata: si deve distruggere il meglio che resta del parco fluviale del Ticino, per fare una pista con relativo vasto sedime aeroportuale. Gli amici di Via Gaggio, che resistono al progetto -prima in pochi, ora con tutti i comuni implicati e il parco dalla loro- han chiesto il parere delle compagnie aeree.

 

      Cattaneo a sin. e Bonomi dibattono, a Malpensa, una situazione molto malpensata

Sono Varesino e Lombardo, non vi riporto per decenza personale gli epitteti di cui i vettori aerei, presunti beneficiari del progetto hanno coperto Bonomi e Cattaneo, a corona di un rifiuto netto di partecipare alle spese per una pista che loro reputano del tutto inutile! Identifico in loro due varesini DOC. Degni membri della nostra “sporca dozzina”: menti dedite a progetti di sfascio dell’ambiente delle generazioni a venire, per il tornaconto di pochissimi e ora.

Soluzioni non ne ho, ma suggerisco di attaccare la trappola insieme dal lato dell’educazione. Ne usciamo, anche se non in un anno...scolastico. Prima, per evitare cadute rovinose, rimandiamo a scuola di convivenza tra noi e l’ambiente amministratori, di vario livello, di cui credo di aver citato alcuni nomi locali e nazionali. Non me ne vergogno.

Loro non si vergognan di nulla, lasciamoli prima a casa.

Compreso Romano, primo Ministro in Italia in carica indagato per mafia, "responsabile" che tiene incollati alla sedia gli altri, e la Prestigiacomo unico ministro per ambiente e tutela del territorio mai vista in europa titolare di impresa chimica pericolosa per... lo stesso.

Poi ricostruiamo scuola, ricerca e amministrazioni, in modo partecipativo ed innovativo.

Serve un Manifesto degli Ambientalisti in ITALIA

I verdi Italiani provano a riorganizzarsi, han cambiato il simbolo dal sole che ride al girasole, restano di profonda sinistra, il loro Compito-Istituzione sembra essere prendersela con l'impresentabile PM Italiano. Tutto lì. Davvero, poco. Che avverrà dopo?

Nessuno si schiera, che dico, nemmeno PARLA a favore delle tragedie umane legate al cambiamento climatico, delle contromisure OBBLIGATORIE nell'Unione Europea, della condizione catastrofica dell'aria in 'Padania', delle continue minaccie all'acqua.

Peccato. I verdi nel Baden Wuerttemberg arrivano al 25%, facendo cadere il partito della Merkel senza fatica.

Il lavoro di 40 associazioni a Cantello, partito dalla lotta ad una sciocca lottizzazione di un bel prato e giunto a far chiudere la cava di un uomo molto potente sita proprio sopra le sorgenti dell'acqua di Varese, ha un valore Nazionale. Nazionale é la visibilità che abbiamo saputo creare: Report di Domenica 3 Aprile ha presentato, partita da Varese, un'indagine sulle peggiori cave dell'Unione. In Europa, nel 2011, ci sono ancora MONTAGNE che qualcuno si vende, senza permessi, comunque mettendo a repentaglio la salute di tantissimi, per un proprio profitto personale, per enorme sia!

Deve ora nascere un movimento che:

1) Non ha un colore politico netto, se non il VERDE, o il GIALLO del Girasole, simbolo dei Verdi Europei.

2) Chiarisce a tutti i livelli le priorità:

-Lotta al cambiamento climatico cominciando dalle sue più tragiche conseguenze, la Fame e le rivoluzioni dei poveri: riduzione emissioni con campagne mediatiche ai privati e imposizioni alle aziende, cooperazione mirata alla riafforestanzione e alla mitigazione degli effetti delle siccità,

-Acqua pulita per tutti, pubblica,

-Rifiuti, Indagini sugli appalti e diffusione capillare della raccolta differenziata,

-Trasporti ecologici priviliegiati: sussidi al settore ciclistico, con fondi alla FIAB per istituire corsi di uso corretto della bici e per responsabilizzare alla manutenzione stradale, adattamento della viabilità al mezzo, impulso al settore delle bici elettriche, TRENI, non AUTOSTRADE.

-Sorgenti alternative reali SUSSIDIATE, studi per nuove centrali geotermiche, solare generalizzato, eolico dove particolarmente economico.

-Negawatt, no Megawatt: RISPARMIO come assoluta priorità,

-Ricerca ed Educazione come priorità di governo.

-Nessuno spreco di suolo, lotta determinata alle lobbies tra cavatori, costruttori, gruppi settari dediti ancora alla cementificazione dove proprio non serve, per i soliti interessi ed in piena crisi economica,

-Definizione di liste della 'sporca dozzina' di amministratori e imprenditori perticolarmente avversi alla corretta gestione delle risorse, visibilità delle stesse come strumento di cambiamento pratico,

-Persegue con tenacia ed intelligenza battaglie dei singoli gruppi, mirate ad identificare e rivelare, sconfiggere i 'Furbetti delle Valli', coloro che col solo colore della loro impresa e la forza dei soldi e delle connivenze politiche rendono la nostra vita e quella di chi verrà molto peggiore, attaccando l'ambiente.

-Educazione ambientale come prima priorità assoluta. Ecologia come materia curricolare in ogni livello ed ordine di scuole, preparazione di Centri Outdoor per ogni Provincia ove fare parti curricolari ed extracuricolari di educazione ambientale, sul modello delle Contee Inglesi, adattato alla ricerca-azione del sistema pedagogico Italiano.

3) Si fonda come nuovo movimento o sostiene i Verdi se saranno capaci di fare questo cambiamento reale, uscire dalla buriana delle parti, pur facendo politica mirata. Somiglia più ad un'associazione di scopo che ad un partito, non si cura della popolarità e men che meno delle alleanze fisse, cerca solo risultati concreti. Fa proposte di legge e Governo, partendo dall'osservazione che il Risparmio evita anche forti penali. l'Italia ha firmato Kyoto ma é tra i paesi i ricchi il più arretrato ad applicarne i protocolli: i milioni di euro di ammende risparmiati finanzino politiche sociali e di cooperazione internazionale, partendo da quelle che mitigano gli effetti sui poveri del cambiamento del clima. 

4) Nasce come movimento educativo per le nuove generazioni, corregge i nostri errori di due generazioni che hanno alterato la meteorologia, si basa nella maieutica di Dolci e Freire dell'azione, riflessione, azione partecipate come fatto educativo di tutti. Cerca nella mondialità la ragione d'essere, perché persegue la giustizia e la pace come risultato della partecipazione. Promuove il turismo ambientale e sostenibile in Italia e nel mondo come strumento di apprendimento e di attiva compartecipazione, promuove iniziative di ricerca per permettere la riduzione delle emissioni di gas serra,

5) Lotta con perseveranza contro le situazioni e le leggi che discriminano, permettendo a pochissimi ricchi di sfasciare la sottile, delicata sfera di vita,creca sistematicamente l'eradicaizone del sistema clientelare mafioso che fa da ancora al vivere civile in Italia.

Gaia, casa di tutti. Italia Paese risognato.

 

Lago Zway, Etiopia, proposta riserva 'Isole e Uccelli'. Un fico, dietro l'Isola Galilea. Mangrovie, 150 specie di uccelli, un paradiso da salvare, può creare notevoli redditi turistici. Si é cambattuto un investitore che voleva distruggere l'isola con un Albergo.

Vento Forte da Lampedusa a Ulten

Prepariamoci "hic et nunc", coinvolgiamo una parte qualificata degli oltre 70 milioni di Italiani all'Estero. Gli Italiani che sono usciti prima dallo stivale clientelare. Il vento soffia e risolleva, spazza e pulisce.

Cerchiamo ora una figura di leader senza tessere, un po' "Islandese", indipendente, pulito, forte, che abbia le idee chiare:

RICERCA, AZIONE, ENERGIA, PARTECIPAZIONE, EDUCAZIONE, UNITA'.

PAESE PIEGATO DA POLITICI DISONESTI CERCA LEADER FRESCO.

Ci sono molti gruppi in rete che lo hanno capito, che hanno la forza innovativa e questa aspirazione: inventiamo il futuro, prima che sia passato il momento per farlo.

Un futuro nato dalla partecipazione, rispettoso di tutti e del nostro ambiente Italia, sofferente per causa di crescite infelici. Arretrato per gli abusi di un'idea errata della crescita, che porta i politici a cercare fondi e conferme non dalla gente, ma da sette di costruttori, cavatori, lobby del petrolio come dell'informazione: acciaio, antenne  e cemento al posto di acqua, aria e idee condivise. Modelli stantii ovunque, puntellati qui con squadre di calcio scioperose, veline malsvestite, soldi sporchi.

Il leader sarà geniale, tenace, costante, per la sua onestà avrà presto più seguito e credibilità di ogni figura di maggioranza e opposizione.

Il programma lo si scrive in rete, partecipativamente.

Il sostegno viene dalla consapevolezza di una grande maggioranza nuova: ci occorrono non solo politici nuovi, ma un sistema pubblico che spazzi quello clientelare-mafioso.

Quel dividersi, lasciarci dividere e ridurci a mentecatti di prebende, dispensatori di soldi ai parcheggiatori abusivi, di mancie anche a chi accetta i rifiuti, per non doverli separare, di attenzione ai media del duopolio $ilvio-Stato.

Ora possiamo farlo, il clientelare che era in noi ci fa schifo da tempo, a tutti, da Lampedusa a Ulten.

Passando per Argentina, Paraguay, Australia e Svizzera, dove per il primo il 50% é o era Italiano, per gli altri, e diversi paesi ancora, più di uno su venti era Italiano.

Cento cinquanta anni, poi un nuovo rinascimento. Le etnie d'Italia riunite hanno ora una coscienza comune, che grida contro chi ci governa.

Abbiamo la rete informatica di tutti, facciamo la nostra Rete Libera di gruppi e persone.

Possiamo far rifiorire i nostri polmoni, il nostro territorio, i nostri occhi.

Le nuove economie per l'ambiente offrono lavoro ai giovani.

Basta finanziarle con i risparmi delle opere pubbliche inutili e dannose al'ambiente volute dalle lobbies per dar lavoro ai loro clienti politici.

Facciamo presto e bene, perché siamo ogni giorno più poveri e isolati.

Danilo Dolci spiega il sistema clientelare mafioso.

Acquaria, movimento in crescita, tenta di raccogliere voci dissenzienti, e pulite, di diverso colore:

 

Bournemouth news, UK, lo scorso inverno. Dal nord profondo, intanto, il vento arriva da noi,         dopo aver turbinato tra i fiori di Gelsomino in nordafrica.

 

Foto e concetto Jimmy Pasin. Viva Via Gaggio, gruppo contro gli sprechi delle lobby dei costruttori.

Attorno a Varese abbiamo cominciato a difenderci.

Irene, e la Pace che verrà

Bloomberg, sindaco mediatico, fa di tutto per avvisare. Nove già i morti, New York sott'acqua.

L'uragano Irene oggi farà i maggiori danni, non il più potente, ma di dimesioni mai viste, ha generato la pià grande evacuazione e stato di allarme della storia degli USA.

  Bloomberg usa toni forti contro alcuni che non si sono chiusi in casa stamane, Domenica 28 Agosto.

In Italia 34 senatori del PdellaPlastica avevano ben avvisato: il cambiamento climatico non é causato in nulla dall'uomo, l'Unione Europea ha creato eccessivo allarme, si deve dare ascolto ad uno 'scienziato' che lo nega.

Lasciamoli ad occuparsi delle loro cose a casa, finiamo il danno e la vergogna al prossimo turno elettorale.

Credo fermamamente che l'intelligenza degli Italiani ci libererà da questi parassiti.

Torneremo a prendere il posto di nazione partecipe, non negazionista e becera, davanti alla tragedia causata dall'uomo che mette in ginocchio i ricchi e affama i poveri.

  Irene ieri da satellite

Per farlo occorre unire le forze dei tanti comitati che difendono l'ambiente, delle associazioni nazionali e rinfrescare aprendolo a voci diverse il partito dei Verdi, o trovare seria sponda in partiti già attivi per finire la vergogna e l'abuso del territorio e dell'ambiente Italia.

Troppo spesso chi danneggia il territorio ha precise macchine politiche con sé, finanzia le elezioni di membri della lobby che non solo fa danni ambientali, ma nega l'evidente, tentando di cristallizzare le nostre forze economiche sui modelli di consumo delle risorse che il mondo va rifiutando, molto rapidamente.

Per mantenere i privilegi di casta, le regole del sistema clientelare.

Due giorni dopo la mozione dei 34 negazionisti in Senato, Obama dichiarava la CO2 tossica per l'uomo, per decreto ufficiale, in quanto primo agente del cambiamento climatico. Aggiungendo alla figura di paria del mondo scientifico il sospetto per me ben fondato che alcuni dei nostri politicanti siano manovrati alla bisogna da fuori Italia dalle forze della lobby del greggio.

La 'disposizione' del Senato menziona perfino il NOME dello pseudoscienziato negazionista notoriamente foraggiato da quella lobby!

Non c'é fine all'abuso delle nostre intelligenze, della pazienza dei miti.

Chiaro che la ricerca delle soluzioni al problema oltre a poterci ridare la natura dei nonni con le opzioni di scelta delle nuove tecnologie darà molto lavoro a tanti.

Un po' meno agli iperparassiti del regime Italiano, dato che le scelte di chi comanda impongono ora la caduta del Governo che li foraggi a nostre spese, prima di poter ridisegnare un futuro compatibile e sostenibile per noi e il nostro Paese.

Nuova Eirenè, nuovo modello di sviluppo.

http://www.repubblica.it/esteri/2011/08/28/dirette/diretta_irene-20953575/?ref=HREA-1

http://www.ecoblog.it/post/8319/il-senato-italiano-cancella-con-una-mozione-i-cambiamenti-climatici

 

Rischiare per il nostro ambiente: il gioco vale più della candela

 Un episodio recente, combinato ad anni di lavoro nel settore dell’insegnamento dell’ecologia e di messa in pratica di un metodo partecipato per difendere l’ambiente mi spingono ad una riflessione su questa domanda:

Come si difende il nostro territorio in modo efficace?

E’ una domanda di peso. Dal tipo di risposta che ciascuno trova dipende, é palese, la qualità della vita dei nostri figli.

La mia risposta ruota intorno a tre distinte situazioni. Parte da tavole rotonde: momenti di incontro in cui si ‘seminano’ domande sulla situazione del territorio, e raccolgono idee. Si stimola l’intervento anche degli schivi, apparentemente incapaci o disinteressati. La vittoria, spesso contro organizzati sistemi di danneggiamento definitivo di aria, acqua, prati e boschi dipende dalla capacità di unire le forze di chi, costretto, convive con le situazioni di abuso. Forze indirizzate da chi ha l’esperienza e la pazienza per farlo.

Distinguo tre casi:

L’abuso dei singoli: una famiglia, un’impresa o un gruppo di interesse attaccano il territorio con un metodo antico e noto: il clientelismo politico-mafioso. Il contrasto fra interesse pubblico e profitto di pochi si delinea netto.

La scelta economica: altri interessi, spesso ancora più forti come la lobby dei costruttori, cavatori e fabbricanti di materiali edili, di certe industrie, gruppi di potere diversamente mascherati, o ecomafie intese come ramificate sezioni di gruppi criminali organizzati, propongono ferite -a volte molto gravi- al territorio per bocca dei loro clienti amministratori pubblici o privati. Il conflitto tra interesse pubblico e privato viene abilmente nascosto, sorgono gruppi a difesa dell’ambiente e altri che ritengono utile perpetuare il sistema distruttivo perché ne colgono i suoi interessi economici immediati, non necessariamente limitati a pochi, ma apparentemente diffusi.

I fondatori di Parchi: per contrasto, una persona attenta, o un gruppo spesso limitato vuole erigere a zona protetta il “posto del cuore”, un’area di valore naturalistico più o meno minacciata, spesso, semplicemente dimenticata da altri.

Enuncio prima il metodo di base per intraprendere azioni a sostegno delle idee dei terzi, i promotori di parchi ed a contrasto dei primi due. E’ un processo partecipato che tende, con l’arte dell’ascolto propositivo che chiamiamo maieutica, a far esprimere a ciascuno la propria voce. In seminari a tavola rotonda, come dicevo. Quasi sempre, le idee raccolte tendono a difendere l’ambiente per le generazioni future. Parole e concetti danno a molti il potere di intendere la situazione, e sviluppare una propria coscienza del problema. Non solo. Diversi saranno in grado di concepire un’azione per risolverlo. Ci si reincontra poi nello stesso modo, e scaturisce spontanea una riflessione sull’azione fatta, che porta ad un rafforzamento dell’azione o a nuovi interventi pratici condivisi.

La base sta nel distinguere la differenza tra il modo di operare di chi difende e di chi attacca il territorio insieme ai diritti dei singoli ad un ambiente sano da trasmettere ai giovani.

Vitale applicare tre semplici regole nei seminari partecipati:

  1. CI si ascolta, non ci sono clienti e leaders!

  2. NON si intavolano dialoghi paralleli o diretti tra persone con linguaggi che solo alcuni possono comprendere.

  3. Partendo da documenti adottati dal gruppo, ad esempio un piano territoriale in forma di mappa o comunque di facile comprensione, il facilitatore dovrà saper porre domande semplici e puntuali che stimolino, e attendere il parere di tutti.

E’ utile essere in gruppi di non oltre venti e ascoltarsi per circa due ore alla volta, in modo indicativo. Registrare le conversazioni, con il parere di chi partecipa, aiuta a porre le basi delle discussioni a venire, e valutare le idee più utili.

Sono seminari, perciò il raccolto verrà a suo tempo. Arare, facendo uscire le idee nascoste nelle anime apparentemente cupe: spesso sono solo le più profonde. Rompere le zolle, continuando a riunirsi per affinare i concetti, a volte grossolani e duri. Preparare un accurato letto di semina, perfezionando il dibattito comune. Più delicato, piccolo é il seme, con più attenzione andrà messo a dimora, dedicando il tempo che occorre ad appianare le discordie, solchi e buchette nel letto di semina che faranno danno nella crescita. Dopo la semina, occorrono le Azioni per rafforzare la pianta. E’ frequente si debba, sempre insieme, estirpare le idee improduttive, adacquare ed alimentare il progetto in crescita osservando il risultato delle azioni intraprese e meditando. Come un contadino che dalla raccolta misurerà le proprie capacità di sopravvivere, ogni sera e al primo risveglio ragiona sul come proteggere e meglio coltivare le piante e il loro prodotto.

 AZIONE-RIFLESSIONE-AZIONE, come una scala spirale, si alterna crescendo un'azione ad una fase di riflessione

La casistica

1) I Singoli fanno il buco, il danno ambientale, in accordo con politici e tecnici di comodo.

Una battaglia recente mi ha insegnato come meglio applicare alle zone dove son nato ed ora vivo il metodo e le idee usate ed abusate per oltre venti anni in Africa, soprattutto in Etiopia.

 ‘Canterello’ é un sereno paese di frontiera tra Italia e Svizzera. Come un paesino mitico d’Armoricia, quello dei Galli di Uderzo, ha preso da un po’ l’abitudine al resistere. Ha un suo spirito, arguto, semplice e festoso. Il roccolo, dove larghi alberi concresciuti recintano un rettangolo di verde, era chiuso dalla torre da cui si usava spaventare gli uccelli facendoli fuggire verso le reti che gli alberi sostengono. Ora al roccolo Benbello ai moderati -ma a lor modo pantagruelici- convivi gastronomici gli agricoltori di Canterello chiedono al Sindaco di mettere anche i loro terreni nel Parco, in modo che non ci si possa costruire, tanti festeggiano una vittoria ambientale unica. Il paese di frontiera è martoriato da pregressi buchi scavati ovunque per una curiosa economia di rapina per cui gli Svizzeri importavano montagne intere -morene di fine sabbia per non toccar le loro- ove buffi politici pianificano un’autostrada per unire Varese e Como via Svizzera, chiamandola di qui dalla frontiera ‘cooperazione internazionale’, di là ‘parassitismo’.

I buchi cavati, esportate le montagne, finivano immancabilmente riempiti dei rifiuti tossici che una parte del confine non voleva.

Ma Canterello si é fatta forte intorno ad un prato, la Pardà, condannata per il solito modello che ovunque ormai finisce gli ultimi spazi dove raccogliere fiori, far volare gli aquiloni, correre e giocare: li copre di cemento. C’era piuttosto un centro storico da salvare.

Contro la costruzione sulla bella Pardà la rivolta popolare ha cambiato la giunta, poi ha alzato il tiro. Tutti si son resi conto che la paventata autostrada avrebbe tolto ogni canto, ogni gioia dal loro altopiano, cancellando i campi di asparagi piuttosto redditizi: quelli che non finivano sotto l’autostrada diventavano cantieri per la stessa.

Ancora, che la famiglia che voleva vendersi la maggior montagna di Canterello, morena di costosa sabbia fine, aveva chissà come avuto il permesso di raddrizzare il buco che aveva fatto. Si era inventata artatamente una pericolosità da risolvere nel modo più radicale: far sparire il buco vendendosi la montagna intorno!

Alcuni, pochi impavidi hanno fatto una pericolosa equazione, provata da dati trovati nelle memorie, negli atti al Comune e nella rete: chi dal centro di potere promuove autostrade e concede le cave é da tempo legato a costruttori e cavatori. I loro legami non sono esattamente forieri di servizio ai cittadini, pur in un momento in cui il settore della costruzione potrebbe legittimamente essere, data la sua grave crisi, sostenuto da pubblici fondi.

E’ nato un comitato, cresciuto intorno ad una raccolta firme limitata al paese, c’è stato poi un ammirevole folle che ha raccolto molte informazioni sensibli, messo dei grandi striscioni, e trovato con altri la chiave della vittoria. Vicino, davvero troppo vicino alla proposta cava sgorga l’acqua di una città, anzi di diciannove. Succede che gli inerti dei cavatori siano l’acquifero della gente.

Mentre il comitato era grosso, e sue schegge avrebbero preferito trattare, o accettare tout court le condizioni della lobby avversa, pochi facendosi scudo dei molti hanno deciso di agire con forza. Riunioni in cui i politici erano chiamati in causa, e da subito si dividevano, presto, sostenendo la definitiva chiusura della cava.

Nessun riposo fu lasciato a Commissioni e Giunte a livello di Provincia e Regione, dove le cattive decisioni si erano prese. Si ottiene una visibilità enorme, che attraverso tre televisioni a diffusione nazionale in Italia e Svizzera raggiungono con tre servizi molto oltre venti milioni di persone. Al momento giusto: poco prima di una cruciale elezione in zona.

Ne segue una bella vittoria, lo stralcio della cava della potentissima famiglia, credo una prima assoluta in Italia, a permessi già fatti. Di che festeggiare in paese e nei roccoli. Qualche disputa, non diversa dalle risse d’Armoricia sulla salubrità del pesce, non rovina la festa a nessuno. Certo non nella Gallia Insubre ma ben risanata a Canterello.

Io ne deduco questo approccio. Credo sia replicabile altrove:

-Nel caso dell’abuso di pochi contro le risorse di molti, gruppi di ascolto alla base presto fanno uscire quattro verità sacrosante sul danno e sui perpetratori; si crea una coscienza comune.

-Un diffuso comitato di singoli e di associazioni nasce dalla raccolta di opinioni, cresce da piccole azioni che cercano visibilità contro l’abuso. Si individuano i fattori di presa per allargare il consenso: l’aria, l’acqua, il verde, la presenza di una palese ingiustizia.

-Il comitato, non diversamente da Libera, associazione contro le mafie, nella sua multiformità é difficilmente intimorito, con tante voci diverse vince l’omertà. Si indica spesso come Associazione Temporanea di Scopo, ATS.

-In seno all’ATS, con tutta probabilità suscitando anche sentimenti contrari, a inesorabile conferma che i grossi gruppi si muovono molto piano, agisce un gruppo di punta. Pochissimi osano cose altrimenti folli. E ottengono i migliori risultati.

  1. Gruppi di interesse pongono come ‘trade off’ -scelta obbligata- cruciali elementi di sviluppo economico contro la natura.

Ecco un Video ufficiale della Regione Lombardia:

http://www.youtube.com/watch?v=gHAPBaaw7xw&feature=channel_video_title

Difficile vederci un futuro che non sia occupato da autostrade e fondazioni ospedaliere. Diversi utenti della rete, scioccati, hanno tentato di apporre al video domande. Che ‘partecipativamente’ gli assistenti dei politici della pur ancora -in parte- verde Lombardia hanno prontamente cancellato. Facendo sorgere altre domande sulle genuine intenzioni di chi ci governa: lo fa a beneficio di una lobby radicata in regione o a servizio di noi Lombardi? Vivono in un mondo tutto loro o ancora sanno di aver a che fare con un ambiente e la gente che lo vive?

Ho discusso di 'Canterello'. In tutta la Lombardia le cave, grosse opere pubbliche e i ‘grandi eventi’ due parole che immediatamente in Italia evocano ora veri furti organizzati, vengono decisi a livello centralizzato. I Comuni sono in grado di giudicare il bene e il male, i vantaggi a breve periodo e gli svantaggi nel lungo, gestiscono molto meglio il loro territorio. AI comuni, non é tristemente concessa nessuna vera voce.

Un’inchiesta di “Report”, RAI tre é conseguita al nostro impegno contro la cava Nidoli-Italinerti presso i pozzi dell’acqua di Varese. Impressionante notare come dove i permessi per le cave sono gestiti localmente, gli abusi spariscono e la comunità fruisce di una parte accettabile dei profitti dei cavatori.

Semplicemente, occorre dare ai Comuni il potere decisionale. Il sistema politico Italiano, purtroppo, favorisce altre istituzioni, non solo Nazionali, ma una pletora di figure intermedie, sempre più a ragione percepite come una selva piuttosto intricata di parassiti. I parassiti, come virus, tendono ad autoreplicarsi, con danno evidente alle speranze, realizzazioni e mezzi dei singoli.

Un sistema politico complesso e litigioso favorisce in modo quasi inesorabile gli interessi di pochi e danneggia l’ambiente, uccidendo la partecipazione popolare.

Tuttavia, quando ipotetici sviluppi economici vengono contrapposti all’integrità del territorio, la materia si fa più sottile. Non occorrono azioni forti, ma piuttosto occorre valutare serenamente, e con lungimiranza, che cosa sta sui due piatti della bilancia. Spesso, da una parte si pone il profitto immediato delle lobbies che sostengono le opere, ma insieme a sviluppi forieri di lavoro, attività economiche. Sull’altro piatto, la qualità della vita in termini non solo economici. Generalmente assai più duraturi.

La visibilità delle azioni che scaturiscono dal ragionare in gruppi sulle parole chiave in gioco, ad esempio: lavoro, economia, sostenibilità, fruibilità, futuro, aspirazione, salute sarà diversa da quella del primo caso. Non ci saranno stridenti contrasti fra un ristretto gruppo di criminali ambientali e la difesa della natura, quanto un oculato e propositivo soppesare la ricerca di profitti rapidi contro il lasciare ai figli un ambiente vivibile.

Saper far pesare il futuro é un’arte che richiede solide basi di valutazione estimativa, economica. Occorre importare in Italia tecniche note, per esempio, in Inghilterra, dove il rapporto nazionale sul valore della natura, dei primi di giugno del 2011, sintetizza chiaramente la stima in termini monetari del verde pubblico, dei rischi di contaminazione delle risorse ambientali di base, delle enormi diseconomie legate al cambiamento climatico.

La presenza di un parco in una zona, ad esempio, produce trecentocinquanta euro per persona ad anno di mancate spese mediche, maggiore socialità, salute ed efficienza lavorativa, fisica e mentale.

Dobbiamo imparare anche noi a misurare il valore delle risorse naturali. E a publicizzare diffusamente i risultati.

La prossima battaglia nella Provincia di Varese sarà certo quella contro la terza pista dell’aereoporto di Malpensa

Davanti alla palese sovrabbondanza di spazi per nuovi voli sulle due lunghe piste presenti, utilizzate ora al 50% circa, a pochi mesi dall'abbandono di Lufthansa, nonostante i pareri contrari dell'ARPA, Agenzia Regionale Protezione Ambiente, la SEA ente gestore e la Regione insistono per realizzare una pista, soprendentemente, più corta, per i Cargo. Non a caso I carriers ne pensano solo male.

In sintesi, la terza pista voluta da una lobby potente va contro gli interessi delle compagnie aeree, non aggiunge nulla al traffico nè al valore globale aggiunto dell’aereoporto, non migliora affatto le catene di produzione collegate, in particolare del settore Cargo.

Danneggia invece in modo irreparabile la metà Lombarda del più grande parco fluviale d’Europa. Peggio, lo fa in modo del tutto gratuito. Infatti, un semplice sottopassaggio che produrrebbe un paio di decine di milioni di euro netti a beneficio di parco ed aereoporto sarebbe sufficiente ad aumentare di un buon 15% i voli, molto di più se unito all’adozoine di sistemi di gestione moderni de sicuri degli ‘slots’. Quando le due piste esistenti dovessero iniziare ad essere insufficienti!

Infatti, é facile verificare che scavando un sottopasso in testa alla pista più prossima al terminal I, oltre a liberare ulteriori spazi-volo -per ora non necessari- si potrebbero ottenere oltre un milione di metri cubi di ottima sabbia da costruzione, al netto della realizzazione dello stesso, circa venti milioni di euro di profitto ora. Impiegabili, per esempio, a sanare un difficile rapporto tra l'aereoporto e i cittadini in zona legato all'impatto del primo, rendendo visibile, migliore, condiviso e fruibile il parco del Ticino. Promuovendo presso le imprese almeno Lombarde e Venete proprio il settore dei trasporti aerei cargo. Non ha che una frazione dei clienti degli hubs vicini. Insomma, i nostri imprenditori caricano ad Amburgo!

  1. I nuovi parchi, chi li può rendere realmente fruibili?

Vado diritto alla risposta: la partecipazione di tutti fin dal loro primo concepimento sola costruisce un parco utile. Un parco locale nasce come processo educativo, o non nasce. Abortisce, restando sulla carta, dando poco lavoro ad alcuni, certo competenti e volontersi esperti. Non cambia in nulla il mio futuro, anzi, pone dei divieti a molti incomprensibili. 

Occorre scegliere -discutendone diffusamente con chi ci vivrà- il tipo di parco adatto: un parco Comunale, sovracomunale o PLIS; un Parco Naturale a riserva, zonato, un Parco Regionale.

Nella maggior parte dei casi non si tratterà di riserve più o meno integrali, ma di parchi di godimento pubblico e di conservazione. Si dibatteranno delle iniziative che il parco potrà svolgere come realizzazioni pratiche fatte dai cittadini degli agglomerati toccati, con alla base la ricerca di soluizoni economiche che porducano reddito per i residenti. Ad esempio, dallìinizio saranno chiare le zone destiante ad eventi, concerti, ad un parco avventura, ad una piscina all’aperto, ad un giardino botanico ad eventuale ingresso pagante. Tutte le volte che interventi dei Comuni, di privati o di associazioni permettono reddito nel rispetto della natura, occorrerà dibatterne e metterle nel piano di sviluppo dell’area protetta. Che comprenderà un bilancio annuale comprensivo di spese educative e di promozione dell’immagine dell’area, e piani di sviluppo almeno biennali.

Solo dopo un fase partecipata i’fondatori del parco’, amministrazioni, singoli od associazioni che siano potranno dettagliare progetti, interventi, spese che seguono agli studi di base.

Troppe volte, come in un certo numero di PLIS intorno a Varese gli studi, finanziati più da una fondazione Lombarda che dai Comuni portano a parchi utili, ma molto poco condivisi, compresi, dunque, poco fruiti! Il parco calato dalle amministrazioni a cittadini poco consapevoli viene nel miglior caso misconosciuto, spesso rifiutato.

Altre volte -questo l’ho visto ripetersi tanto in Italia come in Etiopia- la buona volontà di singoli dotati di mezzi e concetti nulla concepisce perchè pretende imporre idee condivisibili senza, prima, condividerle.

La soluzione sta nel metodo che ho tentato di descrivere, nel far uscire le idee guidandole.

La normativa segue a questa fase di fondazione, come l’istituzione del parco é il rislutato di un processo, mai il suo inizio. Non può ad essa seguire: il parco nasce come metodo educativo. La legge é un germe posto per risolvere le questioni, prevenire i malintesi, controllare i soliti profittatori. Scaturisce dall’esperienza, cresce nelle revisioni adattandosi a gente e ambienti e deve essere accettatta, condivisa come strumento per vivere meglio.

Mi é capitato di passare serate o notti intere a meditare, per poi condividere; ore ad ascoltare, per meglio capire; di assistere al fiorire degli occhi di chi avevo di fianco, davanti alle parole sagge di una persona semplice: un cuore che non aveva una voce prima di trovare, con gli altri, il modo di esprimerla.

Accade veder rinascere la voglia di agire di persone più complesse. Sedute da anni sui piccoli privilegi guadagnati in anni di studio o duro lavoro. Ma visibilimente insoddisfatte.

La loro soddisfazione immancabilmente scaturiva da un’azione condivisa per difendere qualcosa, allargando le prospettive di altri. La loro attività comune, che qui si può chiamare attivismo, realizzava cose impensabili anche al più potente dei singoli. Di solito, i singoli potenti si trovavano nel campo opposto.

Il gioco a volte si era fatto rischioso, ma valeva oltre la spesa. Molto più della candela consumata in conciliaboli serotini. Impagabile ed inestimabile, come l’acqua, l’aria, il verde e i sorrisi ritrovati a qualunque età. Insieme, uniti.

                                                                                            L'amministratore di sito, Varese, 22/6/2011

Abbondanza frugale

di Serge Latouche - 20/09/2010

Fonte: Il Manifesto [scheda fonte]


scambiomerci

Di che cosa parliamo se parliamo di felicità. La differenza sostanziale tra il ben-avere e il ben-essere e i passaggi necessari per raggiungerlo.


Bisogna risalire alla seconda metà del '700 per trovare le origini del pensiero economico che fa coincidere il «benessere» statistico con il «ben avere», sebbene nello stesso periodo l'illuminista napoletano Antonio Genovesi avesse sottolineato la necessità di una economia fondata sulla ricerca del bene comune. Temi che si ripropongono oggi con grande urgenza e che richiedono l'elaborazione di nuovi codici e regole.

Per concepire e costruire una società di abbondanza frugale e una nuova forma di felicità, è necessario decostruire l'ideologia della felicità quantificata della modernità; in altre parole, per decolonizzare l'immaginario del PIL pro capite, dobbiamo capire come si è radicato. 


Quando, alla vigilia della Rivoluzione francese, Saint-Just dichiara che la felicità è un'idea nuova in Europa, è chiaro che non si tratta della beatitudine celeste e della felicità pubblica, ma di un benessere materiale e individuale, anticamera del PIL pro capite degli economisti.

Effettivamente, in questo senso, si tratta proprio di un'idea nuova che emerge un po' ovunque in Europa, ma principalmente in Inghilterra e in Francia. La Dichiarazione di indipendenza del 4 luglio 1776 degli Stati Uniti d'America, paese in cui si realizza l'ideale dell'Illuminismo su un terreno ritenuto vergine, proclama come obiettivo: «La vita, la libertà e la ricerca della felicità».

Nel passaggio dalla felicità al PIL pro capite si verifica una tripla riduzione supplementare: la felicità terrestre è assimilata al benessere materiale, con la materia concepita nel senso fisico del termine; il benessere materiale è ricondotto al «ben avere» statistico, vale a dire alla quantità di beni e servizi commerciali e affini, prodotti e consumati; la stima della somma dei beni e dei servizi è calcolata al lordo, ossia senza tenere conto della perdita del patrimonio naturale e artificiale necessaria alla sua produzione. 


Il primo punto è formulato nel dibattito fra Robert Malthus e Jean Baptiste Say. Malthus comincia col comunicarci la propria perplessità: «Se la pena che ci si dà per cantare una canzone è un lavoro produttivo, perché gli sforzi che si fanno per rendere divertente e istruttiva una conversazione e che sicuramente offrono un risultato ben più interessante, dovrebbero essere esclusi dal novero delle produzioni attuali? Perché non vi si dovrebbero comprendere gli sforzi che dobbiamo fare per moderare le nostre passioni e per diventare obbedienti a tutte le leggi divine e umane che sono, senza possibilità di smentita, i beni più preziosi? Perché, in sostanza, dovremmo escludere un'azione qualsiasi il cui fine sia quello di ottenere il piacere o di evitare il dolore, sia del momento che nel futuro?».


Materiali e immateriali 


Certo, ma è Malthus stesso poi a osservare che questa soluzione porterebbe direttamente all'autodistruzione dell'economia come campo specifico. «È vero che in tal modo potrebbero esservi comprese tutte le attività della specie umana in tutti i momenti della vita», nota giustamente. Infine, aderisce al punto di vista riduttivo di Say: «Se poi, insieme a Say», scrive Malthus «desideriamo fare dell'economia politica una scienza positiva, fondata sull'esperienza e capace di dare risultati precisi, dobbiamo essere particolarmente precisi nella definizione del termine principale di cui essa di serve (cioè, la ricchezza) e comprendervi solamente quegli oggetti il cui aumento o diminuzione siano tali da potere essere valutati; e la linea più ovvia e utile da tracciare è quella che separa gli oggetti materiali da quelli immateriali».


In accordo con Jean-Baptiste Say, che definisce così la felicità del consumo, non molto tempo fa Jan Tinbergen proponeva di ribattezzare il PNL semplicemente FNL (felicità nazionale lorda). In realtà, questa pretesa arrogante dell'economista olandese è solo un ritorno alle fonti. Se la felicità si materializza in benessere, versione eufemizzata del «ben avere», qualsiasi tentativo di trovare altri indicatori di ricchezza e di felicità sarebbe vano. Il PIL è la felicità quantificata. 


È facile condannare questa pretesa di equiparare felicità e PIL pro capite, dimostrando che il prodotto interno o nazionale misura solo la «ricchezza» commerciale. In effetti, dal PIL sono escluse le transazioni fuori mercato (lavori domestici, volontariato, lavoro in nero), mentre invece le spese di «riparazione» sono contate in positivo e i danni generati (esternalità negative) non vengono dedotti, neppure la perdita del patrimonio naturale. Si dice ancora che il PIL misura gli outputs o la produzione, non gli outcomes o i risultati. 


È appropriato ricordare il bellissimo discorso di Robert Kennedy (scritto probabilmente da John Kenneth Galbraith) pronunciato qualche giorno prima del suo assassinio. «Il nostro PIL (...) include l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le corse delle ambulanze che raccolgono i feriti sulle strade. Include la distruzione delle nostre foreste e la scomparsa della natura. Include il napalm e il costo dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi. In compenso, il pil non conteggia la salute dei nostri bambini, la qualità della loro istruzione, l'allegria dei loro giochi, la bellezza della nostra poesia o la saldezza dei nostri matrimoni. Non prende in considerazione il nostro coraggio, la nostra integrità, la nostra intelligenza, la nostra saggezza. Misura qualsiasi cosa, ma non ciò per cui la vita vale la pena di essere vissuta».

La società economica della crescita e del benessere non realizza l'obiettivo proclamato dalla modernità, cioè: la felicità più grande per il maggior numero di persone. Lo constatiamo chiaramente. «Nel XIX secolo, nota Jacques Ellul, la felicità è legata essenzialmente al benessere, ottenuto grazie a mezzi meccanici, industriali, e grazie alla produzione. (...) Una tale immagine della felicità ci ha condotti alla società del consumo. Adesso che sappiamo per esperienza che il consumo non fa la felicità, conosciamo una crisi di valori». Il fatto è che nella riduzione economicista , come osserva Arnaud Berthoud, «tutto ciò che fa la gioia di vivere insieme e tutti i piaceri dello spettacolo sociale dove ognuno si mostra agli altri in tutti i luoghi del mondo - mercati, laboratori, scuole, amministrazioni, vie o piazze pubbliche, vita domestica, luoghi di svago... sono rimossi dalla sfera economica e collocati nella sfera della morale, della psicologia o della politica. La sola felicità che ci si aspetta ancora dal consumo è separata dalla felicità degli altri e dalla gioia comune». (...) 


Il progetto di una «economia» civile o della felicità sviluppato soprattutto da un gruppo di economisti italiani (rappresentato principalmente da Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Benedetto Gui, Stefano Bartolini e Leonardo Becchetti) si ricollega alla tradizione aristotelica e trae origine da una critica dell'individualismo. La costruzione di una tale economia resuscita la «publica felicità» di Antonio Genovesi e della scuola napoletana del XVIII secolo che il trionfo dell'economia politica scozzese ha respinto. La felicità terrestre, in attesa della beatitudine promessa ai giusti nell'aldilà, generata da un governo retto (buon governo) che persegue la ricerca del bene comune era, in effetti, l'oggetto di riflessione degli Illuministi napoletani. Integrando il mercato, la concorrenza e la ricerca da parte del soggetto commerciale di un proprio interesse personale, essi non ripudiavano l'eredità del tomismo. Questi teorici dell'economia civile sono perfettamente coscienti del «paradosso della felicità» riscoperto dall'economista americano Richard Easterlin. «È legge dell'universo - scriveva Genovesi - che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri». Ci sono voluti due secoli di distruzione frenetica del pianeta grazie al «buon governo» della mano invisibile e dell'interesse individuale eretto a divinità per riscoprire queste verità elementari. (...) 


Merci fittizie 


Come aveva visto bene Baudrillard a suo tempo, «una delle contraddizioni della crescita è che produce beni e bisogni allo stesso tempo, ma non li produce allo stesso ritmo». Ne risulta ciò che egli chiama «una pauperizzazione psicologica», uno stato di insoddisfazione generalizzata, che, dice, «definisce la società di crescita come l'opposto di una società di abbondanza».

La frugalità ritrovata permette di ricostruire una società di abbondanza sulla base di quello che Ivan Illich chiamava la «sussistenza moderna». Vale a dire, «il modo di vita in un'economia postindustriale all'interno della quale le persone sono riuscite a ridurre la propria dipendenza nei confronti del mercato, e l'hanno fatto proteggendo - con mezzi politici - un'infrastruttura in cui tecniche e strumenti servono, essenzialmente, a creare valori di uso non quantificato e non quantificabile dai fabbricanti professionali di bisogni». Si tratta di uscire dall'immaginario dello sviluppo e della crescita, e di re-incastonare il dominio dell'economia nel sociale attraverso una Aufhebung (toglimento/superamento). 


Tuttavia, uscire dall'immaginario economico implica rotture molto concrete. Sarà necessario fissare regole che inquadrino e limitino l'esplosione dell'avidità degli agenti (ricerca del profitto, del sempre più): protezionismo ecologico e sociale, legislazione del lavoro, limitazione della dimensione delle imprese e così via. E in primo luogo la «demercificazione» di quelle tre merci fittizie che sono il lavoro, la terra e la moneta. Si sa che Karl Polanyi vedeva nella trasformazione forzata di questi pilastri della vita sociale in merci il momento fondante del mercato autoregolatore. Il loro ritiro dal mercato mondializzato segnerebbe il punto di partenza di una reincorporazione/reinnesto dell'economia nel sociale. Parallelamente a una lotta contro lo spirito del capitalismo, sarà opportuno dunque favorire le imprese miste in cui lo spirito del dono e la ricerca della giustizia mitighino l'asprezza del mercato. Certo, per partire dallo stato attuale e raggiungere «l'abbondanza frugale», la transizione implica nuove regole e ibridazioni e in questo senso le proposte concrete degli altermondialisti, dei sostenitori dell'economia solidale fino alle esortazioni alla semplicità volontaria, possono ricevere l'appoggio incondizionato dei partigiani della decrescita. Se il rigore teorico (l'etica della convinzione di Max Weber) esclude i compromessi del pensiero, il realismo politico (l'etica della responsabilità) presuppone il compromesso per l'azione. La concezione dell'utopia concreta della costruzione di una società di decrescita è rivoluzionaria, ma il programma di transizione per giungervi è necessariamente riformista. Molte proposte «alternative» che non rivendicano esplicitamente la decrescita possono dunque felicemente trovare posto all'interno del programma. 


Lo spirito del dono 


Un elemento importante per uscire dalle aporie del superamento della modernità è la convivialità. Oltre ad affrontare il riciclaggio dei rifiuti materiali, la decrescita si deve interessare alla riabilitazione degli emarginati. Se lo scarto migliore è quello che non è prodotto, l'emarginato migliore è quello che la società non genera. Una società decente o conviviale non produce esclusi. La convivialità, il cui termine Ivan Illich prende in prestito dal grande gastronomo francese del XVIII secolo Brillat Savarin (Le fisiologia del gusto. Meditazioni di gastronomia trascendentale), mira appunto a ritessere il legame sociale smagliato dall'«orrore economico» (Rimbaud). La convivialità reintroduce lo spirito del dono nel commercio sociale accanto alla legge della giungla e riprende così la philia (amicizia) aristotelica, ricordando al contempo lo spirito dell'agape cristiana.

Questa preoccupazione si ricollega appieno all'intuizione di Marcel Mauss che nel suo articolo del 1924, Apprezzamento sociologico del bolscevismo, sostiene, «a rischio di apparire antiquato» di dover tornare «ai vecchi concetti greci e latini di caritas (che oggi traduciamo così male con carità), di philia, di koinomia, di questa "amicizia" necessaria, di questa "comunità" che sono l'essenza delicata della città». 


È importante anche scongiurare la rivalità mimetica e l'invidia distruttrice che minacciano ogni società democratica. Lo spirito del dono, fondamentale per la costruzione di una società di decrescita, è presente in ognuna delle R che formano il cerchio virtuoso proposto per dare vita all'utopia concreta della società autonoma. Soprattutto nella prima R, rivalutare, poiché indica la sostituzione dei valori della società commerciale (la concorrenza esacerbata, il ciascuno per sé, l'accumulo senza limiti) e della mentalità predatrice nei rapporti con la natura, con i valori di altruismo, di reciprocità e di rispetto dell'ambiente.

Il mito dell'inferno dalle lunghe forchette con cui si apre la seconda parte del libro La scommessa della decrescita è esplicito: l'abbondanza abbinata al ciascuno per sé produce miseria, mentre la spartizione, pur nella frugalità, genera soddisfazione in tutti, perfino gioia di vivere. La seconda R, riconcettualizzare, insiste invece sulla necessità di ripensare la ricchezza e la povertà. La «vera» ricchezza è fatta di beni relazionali, quelli fondati appunto sulla reciprocità e la non rivalità, il sapere, l'amore, l'amicizia. Al contrario, la miseria è soprattutto psichica e deriva dall'abbandono nella «folla solitaria», con cui la modernità ha sostituito la comunità solidale. (...) 


È imperativo ridurre il peso del nostro modo di vita sulla biosfera, ridurre l'impronta ecologica i cui eccessi si traducono in prestiti richiesti alle generazioni future e all'insieme del cosmo, ma anche al Sud del mondo. Abbiamo dunque l'obbligo di dare in cambio ciò che si trova al centro della maggior parte delle altre R: ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Ridistribuire rimanda all'etica della spartizione, ridurre (la propria impronta ecologica) al rifiuto della predazione e dell'accaparramento, riutilizzare, al rispetto per il dono ricevuto e riciclare, alla necessità di restituire alla natura e a Gaia ciò che è stato preso in prestito da loro. 


Traduzione di Laura Pagliara