Ambiente e Territorio Italia

Le nostre idee

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Sollevare i problemi, provare insieme a coscientizzarsi

Posted on September 20, 2013 at 9:20 AM Comments comments (41)

Daniele Novara (Presidente del Centro Psicopedagogico per la PACE di Piacenza) intervista Sereno Dolci

Stoccolma, 19 agosto 2013

Una delle attrattive maggiori di Stoccolma è il veliero Wasa, affondato nel 1628, e recuperato integralmente negli anni Sessanta. Il Mar Baltico è piuttosto freddo e poco salato, in esso non vivono quei micro organismi che distruggono il legname in pochissimo tempo: questo ha consentito una buona conservazione della nave, il più grande veliero del diciassettesimo secolo, che oggi è esposto in un museo dedicato e rappresenta la principale attrazione della città.



Il Naufragio. Kiya, 4 anni. Tempera, in casa di Sereno presso Stoccolma.


La guida ci spiega che sin dall’inizio erano tutti consapevoli che la nave non poteva navigare: il baricentro era sbagliato, il rapporto fra la stazza e l’ingombro, rispetto al suo equilibrio complessivo, le avrebbe reso di fatto difficile anche solo galleggiare e, se anche fosse riuscita a galleggiare non avrebbe potuto affrontare il mare aperto. I comandanti della nave ne erano coscienti ma non volevano dispiacere il sovrano, il re Gustavo Alfonso II, impegnato a fare della Svezia una grande potenza militare. Il Wasa era un veliero armatissimo, dotato di 64 cannoni, e doveva mostrare la forza della nuova potenza svedese. Così, il 10 agosto 1628, la nave appena varata colò a picco in pochissimi minuti, proprio nella baia di Stoccolma, di fronte alla popolazione raccolta per festeggiare quella che doveva essere la grande dimostrazione di forza della monarchia svedese. Morirono quasi cinquanta persone, la maggior parte perché non sapeva nuotare.

Succede! La storia si è ripetuta molte volte. Succede che tante persone sappiano che qualcosa è sbagliato ma nessuno si oppone, nessuno solleva il problema, nessuno apre il conflitto. Meglio assecondare che mostrare un altro punto di vista; diciamo che è più semplice, più comodo, facile. Non è di certo l’unico episodio storico del genere.

A Stoccolma incontro Sereno Dolci, il figlio italo-svedese di Danilo Dolci. Danilo è stato uno che di conflitti ne ha sollevati molti, e ha insegnato a tanti altri, me compreso, a esplicitarli e a gestirli. Danilo mi ha dato ciò che né la scuola né la famiglia ti insegnano: le competenze conflittuali. Significa saper dire di no senza diventare crudeli; saper resistere senza usare la violenza; saper comunicare anche di fronte alle critiche.

Sereno nasce a Stoccolma nel 1977, e En (che significa: uno, integro e ginepro nella lingua svedese) a Palermo nel 1980, da Danilo Dolci ed Elena Norman, sua compagna di origine svedese. Vivono in Sicilia per tutta l’infanzia, poi si trasferiscono a Stoccolma. Sono impegnati, con i fratelli nati dal primo matrimonio di Danilo Dolci, a ristrutturare e far ripartire il Borgo di Dio di Trappeto, il famoso Centro studi e iniziative, fondato da Danilo Dolci negli anni Cinquanta che divenne il cuore di tutte le azioni di rinnovamento della Sicilia occidentale.

Caro Sereno sono molto felice di incontrarti. Per quanto scontata la prima domanda è d’obbligo: cosa ti ha lasciato tuo padre? Cosa ti resta oggi di lui?

Una miriade di pensieri e ricordi. Una delle citazioni più belle, che conservo sempre dentro di me è: “La gente non è suolo ma semente”. Questo per me significa che è possibile creare un mondo nuovo credendo nelle potenzialità positive di noi esseri umani. Nonostante tutto, malgrado tutte le guerre, penso all’Egitto o alla Siria, le tragedie, bisogna credere nella forza dell’amore. Questo era quello che ha cercato di portare avanti il nostro papà per tutta la sua vita.

Cercare di unire non è semplice: occorre cercare di vedere l´immensa forza nelle diversità che puoi incontrare in Asia, in Africa, Oceania, America del Sud/Centro/Nord, in Europa. Occorre provare di unire i fronti globali della gente semplice che vuole veramente cambiare la situazione attuale in migliore. Aiutando umilmente a scoprire insieme (iniziando dai piú piccoli bambini) sempre piú i propri intimi/necessari bisogni e trovando (con infinita pazienza) gli strumenti adatti é sicuramente possibile dare un contributo utile!

Quindi, secondo te, quale sarebbe la cosa che più preoccuperebbe Danilo di questi tempi?

La mancanza di comunicazione. Potrebbe sembrare forse che questo mondo sia in perenne comunicazione ma in realtà quella che domina è la trasmissione dei contenuti non la comunicazione reale. La comunicazione esiste ma, se pensiamo ad esempio ai leader mondiali, dobbiamo constatare che la stragrande parte di loro usa purtroppo tuttavia metodi che non sono comunicativi ma trasmissivi e di dominio. Questo è il problema che schiaccia la gente invece di farla crescere e sbocciare.

Ricordo che negli ultimi anni diceva che è importante, nella maieutica, provare ad ascoltare più che parlare. Anche essenziale cercare di capire i vari punti di vista (nonostante siano diversissimi- e posson sembrare inizialmente lontani - dai propri).

Hai un ricordo di Danilo come figura pubblica, come persona impegnata nel cambiamento e nella trasformazione sociale?

Io lo vedo più come papà che come figura pubblica. Ci portava a tutte noi figlie/figli a incontri, a seminari. Io lo ricordo più come un padre, come amico ma anche grande mentore negli ultimi anni della sua vita (é cosí é stato per moltissimi altri, non solo noi figlie/figli ovviamente). Mi ha influenzato moltissimo con la sua visione del come il nostro mondo potrebbe essere. Quando è morto avevo 20 anni e mio fratello En 17 e mezzo.

Come fratelli siete impegnati sul recupero del Borgo di Dio, a Trappeto in Sicilia: vuoi raccontarci qualcosa di questo progetto?

Sì, adesso tutti noi sorelle e fratelli (Luciano, Libera, Cielo, Amico, Chiara, Daniela ,En ed io) siamo uniti e impegnati in questo. Abbiamo fatto vari seminari per provar a contribuire modestamente a far partire il ripristino di questo centro voluto da mio padre. Partecipano al progetto il Centro Danilo Dolci, dove lavora mio fratello Amico, e poi c’è la collaborazione di Libera, del Comune di Trappeto e della Fondazione Sud, una banca che aiuta progetti solidali.

Cerchiamo di insieme far rinascere questo Borgo che è anche un simbolo antimafia fortissimo, non solo a livello europeo ma anche mondiale, dove la gente locale ma pure varie personalità, artisti, musicisti, scrittori (come Saviano, ad esempio) potrebbero dare importanti contributi. I lavori sono a buon punto, penso che verso fine 2013 o primavera 2014 i primi lavori di ristrutturazione dovrebbero esser pronti. Ma per ristrutturare tutto l´intero complesso del Borgo ci vorranno ancora tanti anni in piú di lavoro.

Qual era ed è ancora oggi il significato del Borgo di Dio, la struttura fondata da Danilo Dolci?

È la continuazione dell’Università popolare che è stata creata lì negli anni Cinquanta, alla quale partecipavano tutti, contadini, pescatori, bambini… nessuno era escluso, insieme si provava a coscientizzarsi. Questa è la continuazione di quel sogno che non è mai finito...che non si é mai spento

E che quindi continua...con il contributo di ciascuna e ciascuno di noi.



 


OCCORRE PROMUOVERE UNA NUOVA STORIA

 

" A chi obietta che finora nella storia non

sono stati possibili cambiamenti

strutturali con Metodi Nonviolenti, che

non sono esistite Rivoluzioni

Nonviolente, occorre rispondere con

nuove sperimentazioni per cui sia

evidente che quanto ancora non è

esistito in modo compiuto, può esistere.

Occorre promuovere una Nuova Storia "

 

Danilo Dolci


Varese Sotterranea

Posted on March 29, 2012 at 9:35 AM Comments comments (0)

Concetto per mettere in Valore Il tunnel antiaereo di Biumo, Varese

 

Il tunnel antiaereo di Biumo, realizzato come cinque altre strutture simili nel 1942-3, nell’imminenza del grave bombardamento che distrusse Varese nell’Aprile 1943, ha delle notevoli caratteristiche.

E’ praticamente intonso dal 1944. Ha un'entrata presso il semaforo di viale dei Mille-Viale Valganna e un’altra davanti al quartiere Belfiore, presso il Cinema Nuovo. Consta di otlre trecento metri di ramificazioni su un corpo principale, una stanza separata, diversi camini di presa d’aria. E’ realizzato in cotto a vista con diverse strutture antischeggia ed anticrollo dopo gli ingressi.

 

 

Ha una temperatura costante poco sopra i dieci gradi centigradi, umidità relativa prossima alla saturazione e mimica in tutto, compresa l'oscurità totale, gli ambienti ipogei dove vivono gli animali di grotta.

Un altro dei tunnel di recente apertoi dal Gruppo Speleologico Prealpino di Clivio é stato visto da circa tremila persone nelle giornate di apertura speciale previste dal Comune. Quello sotto la colina dei giardini Estensi. Potrebbe essere destinato ad altri fini, anche viabilistici (pedoni e bici) nell’ambito di una auspicabile migliore viabilità ciclistica cittadina globale.

Il tunnel in oggetto ha un significato paesaggistico e naturalistico particolare e va mantenuto nel suo stato attuale.

Si tratta di un tunnel molto concrezionato e particolarmente bello!

 

 

Proponiamo, in due o tre fasi, uno sviluppo di tipo museale.

Occorre provvedere prima a ripulire gli ingressi, opera realizzabile rapidamente dall’assessorato al Verde Pubblico di Varese: basteranno due persone per una mezza giornata.

 

 

Poi si disporranno

1) dei pannelli plastificati ad illustrare, nella nostra proposta:

• La storia geologica del pianeta e del nostro territorio

• Lo sviluppo ontogenetico di piante ed animali con particolare riguardo al genere umano, su grandi pannelli separati, nei primi tratti o in altra zona elettrificabile con minima spesa. In alternativa con mini impianto a led con batterie a terra.

2) Altri pannelli ed installazioni ad illustrare i fenomeni carsici e le principali grotte del Campo dei Fiori e della Valceresio.

3) in un secondo tempo, teche con esemplari di rettili, anfibi, insetti del mondo ipogeo, compresi i rari ed intriganti Protei. http://www.sastrieste.it/SitoSAS/Viva2.html

 

Proteo

La wiki Italiana del soprendente Proteus anguinus

 

Nifargo

 

Cavalletta di grotta

 

Caracide, Pesce cieco

 

La parte più interna va attrezzata solo con delle pulsantiere a pressione con dei leds, oggetto comune del costo di pichi euro l'una. Gli accompagnatori le accenderanno all'occorrenza, le pile durano -in queste condizioni d'uso- almeno un anno.

 

Costi

Realizzare ed installare il tunnel in plexiglas ed approntare le pulsantiere luce nei tratti interni, il tutto a carico degli speleo volontari, Non Certo di una ditta specializzata, costerà quattromila euro circa.

Per un primo gruppo di pannelli illuminati occorrono altri duemila euro, con costi differenti a seconda del tipo di illuminazione scelta.

 

 

Per le teche 'speleovivarium' tempi e costi saranno oggetto di studio a parte.

Certo fare del nostro tunnel un piccolo museo efficiente avrà costi superiori, ma facilmente recuperabili ai noti tassi degli investimenti in cultura, stimabili al 10% di rendimento. Siamo in uno dei quartieri meno vivibili e più degradati di Varese, dove un'area dismessa é stata trasformata in denso quartiere abitativo mai terminato e non occupato.

Piace ricordare che la seconda uscita serviva il Quartiere Belfiore, modello di abitatività popolare del... 1907!

Mi permetto di far notare che simili animali necessitano, dato che l'ambiente é il loro, solo di cure e cibo ad intervalli molto spaziati.

Noi speleo non mancheremo di occuparcene a titolo del tutto volontario.

Anzi, il tunnel attrezzato potrà presto aiutare a finanziare indagini speleologiche e biospeleologiche, o l'attrezzare un'altro dei tunnel cittadini.


Una Storia Geologica Della Terra




Trieste, visitatori attenti



http://acquaria.webs.com/apps/photos/?ss=13197520 : Le FOTO del tunnel proposto.

Link alla wiki dello speleovivaio di Trieste e SITO relativo.

Testo, LETTERA AL PRESIDENTE FORMIGONI

Posted on February 28, 2012 at 4:55 AM Comments comments (2)

PER FIRMARE OCCORRE INVIARE UNA MAIL Ad [email protected]                          

CON NOME COGNOME E NUMERO DI CARTA D'IDENTITÀ O PATENTE:                        


Al Presidente Roberto Formigoni,

Consiglio Regionale,

Lombardia, Sua Sede

 

Gentile Signor Presidente,

 

L’eventualità si riapra una cava a Cantello, all’inizio del costituendo Parco Bevera e sopra la più ricca falda idrica della provincia di Varese ci lascia sconcertati.

Di fronte alla inclusione nel piano cave Provinciale e Regionale di una cava chiusa come abusiva ventisei anni fa sulla collina Tre Scali,

Verificato dagli atti che il cavatore che ha ottenuto di cavare 1,55 milioni di metri cubi a titolo di Cava di Recupero ambientale é fisicamente la stessa ditta a cui furono comminate multe per abusivismo e la cui cava fu chiusa come abusiva,

Le chiediamo formalmente, ai sensi della

Decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, relativa alla firma, a nome della Comunità Europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico al processo decisionalee l'accesso alla giustizia in materia ambientale, Convenzione di Aarhus,

Di conoscere i motivi per i quali non è stata affrontata una procedura di VAST,

o comunque, in subordine, alcuna forma di valutazione di impatto ambientale,

perché non siamo stati come cittadini consapevoli pubblicamente e dettagliatamente informati, Sul progetto, ed in particolare:

  1. Sull’opportunità di affidare un recupero ambientale ad una ditta già abusiva, la stessa della proprietà.
  2. Sulla totale assenza di dibattito sulla localizzazione della stessa sulle falde dell’acqua sorgente prioritaria di acqua potabile per diciannove Comuni, oltre duecentomila persone ora.
  3. Sul perché sia stato preso in considerazione sul rischio alle falde UN solo Studio completo, di parte, della ditta GEDA, commissionato dai cavatori, mentre una valutazione affrettata richiesta all’ARPA dopo lo stralcio della cava dal piano chiesto dalla provincia di Varese si limita alla verifica della coerenza interna dello studio dei cavatori.
  4. Se corrisponda a verità che il contenuto di Arsenico nelle sabbie da cavare le potrebbero rendere rifiuto e non materiale da costruzione, mentre il cavatore le potrà vendere a compenso del recupero effettuato
  5. Se abbia senso logico asportare una collina per risistemare un fronte limitato.
  6. Sul motivo per cui, date le norme vigenti, sia stato concesso un recupero per supposta pericolosità. I dati in nostro possesso negano la pericolosità, e già il cavatore si era visto comminato l’obbligo a mettere una rete di protezione a monte della scarpata provocata -nel 1986. A valle il pendio risulta praticamente inaccessibile.
  7. Sul motivo del ritardo nella risposta alla domanda di stralcio da parte della provincia di Varese.
  8. Sul perché si dibatta di stralciare o riaprire una cava ritenuta pericolosa senza che noi cittadini fossimo adeguatamente informati, in modo previo ad alcuna decisione, sia a livello Provinciale che Regionale, senza che fosse prospettata alcuna alternativa, di recupero o, vista l’evidente constatazione da foto satellite e il fatto apparente a chiunque visiti il parco ora che la natura ha recuperato il sito, non si sia prospettata la logica alternativa di lasciare proseguire il recupero naturale.
  9. Se si sia verificata in alcun modo la pericolosità del fronte prospettata dal cavatore ed addotta ad unico motivo per effettuare il recupero ‘ambientale’.
  10. Se si sia pienamente considerata, con studi indipendenti, l’effetto del lasciare per un periodo circa decennale il sito, in caso di escavazioni pari alla superficie all’incirca dell’intera collina completamente privo del filtro offerto dai terreni insaturi e si siano valutati oggettivamente i rischi ai pozzi nelle immediate vicinanze.
  11. Se si siano verificati in modo quantitativo e indipendente i rischi portati alle falde idriche sottostanti, dipendenti dalla presenza del cantiere, di macchine e di eventuali sversati.
  12. Se si sia preso in considerazione l’evidente fatto che in zona non si potranno effettuare ricerche e scavi di pozzi di acqua potabile almeno per il periodo di sussistenza del cantiere. Anche a valle del cantiere e di fronte all’oggettivo crescente fabbisogno di acqua potabile e data la distanza delle alternative, al loro potenziale inquinamento.
  13. Se sia stata valutata la particolare qualità dell’acqua potabile della valle, giudicata a nostra informazione tra le migliori d’Italia.
  14. Se si sia oggettivamente, davanti alle proteste organizzate, durature, convinte della popolazione, considerata l’opportunità di anteporre l’interesse puramente economico di una ditta famigliare al parco della Bevera ed ai rischi delle falde idriche, sorgente fondamentale d’acqua per circa 220.000 persone.
  15. Se si siano prese in considerazione le conseguenze paesaggistiche, naturali, alla vegetazione, alla fauna ed avifauna, alla viabilità e un eventuale inquinamento atmosferico.
  16. Se sia stata considerata, in caso di eventi siccitosi anche in possibile conseguenza del cambiamento climatico, la medesima necessità di cercare entro un numero limitato di anni delle nuove sorgenti d’acqua in zona, fatto limitato dalla presenza del cantiere.
  17. Sul perché non si sia prospettato di usare materiale proveniente da un surplus di sabbia dai lavori in corso per la ferrovia Arcisate Stabio, più che sufficienti -fosse davvero necessario- a riportare la collina allo stato originale e previo agli scavi abusivi cessati nel 1986 da intervento ex Lege. I materiali sabbiosi in surplus verranno per decisione di politica ambientale con ingente spesa pubblica considerati rifiuti e saranno posti in località ancora da definire, crediamo di ritenere con svantaggi e non vantaggi per l’ambiente.
  18. Se si sia preso in considerazine il valore della val Bevera, aperta a sud dalla Cava Nidoli, come vitale corridoio ecologico, ai sensi delle convenzioni Europee e delle Nazioni Unite sulla biodiversità.
  19. Se si sia valutato il fatto che la valle tutta si stata inserita, con Legge Regionale,  come area strategica da tutelare per l'esistenza di falde acquifere
  20. Sulla procedura in base alla quale le informazioni precedenti sono state fin qui negate al pubblico, o non si siano affatto raccolte.

Nel caso in cui il cavatore, che ora vanta una legittima aspettativa, chieda alla eventuale chiusura definitiva della cava dei danni, intendiamo costituirci parte civile e chiedere di non partecipare con fondi nostri al rimborso, in nessuna forma. Riteniamo nulla sia dovuto a norma di legge nel caso specifico. Solo auspichiamo lo STRALCIO della cava, non procedure di infrazione, per il solo fatto che i nostri politici appaiono avere il malcostume di scaricare le multe relative agli abusi ambientali sui cittadini.

Varese.17/02/2012

[email protected],

EuropeanCommission DG Environment Communication & Governance unit

E-mail: [email protected]


Segue versione Inglese

To President Roberto Formigoni,

Regional Council Lombardy

 

Mr President,

 

The concrete possibility of the reopening a quarry in Cantello, at the gates of the Bevera Park, right above the wealthiest water resources of our Count yleaves us astounded and deeply worried.

The quarry was shut as illegal twenty six years ago, yet it has been included in theCounty and Regional quarry plan.

Having verified from formal papers the quarry owners that have obtained to excavate 1,55million cubic metres as an ‘ecological restitution’ are the same that had been recognised as illegal, had been fined for illegal activity and seen it closed,

 

We formally ask you, according to the Decision 2005/370/CE, Feb 17th2005, on the signature of the Convention on information access, participation…, Aarhus Convention,

 

To know the reasons for which

 

  • No strategic impact evaluation has been attempted,
  • Why no basic environment impact assessment has been performed either,
  • Why, as interested citizens, we have Not been informed, publicly and in detail on the decision taken, on the excavation project, in particular:

 

  1. It is apparently deemed correct to attribute the vast excavation, apparently to put an area to safety standards, to the same company that had performed illegal quarrying,
  2. Why there has been No debate whatsoever on the location of the quarry above the main fresh water supplies to nineteen townships, over 200,000 individuals as of today,
  3. Why only a single sided study, commissioned by the quarry owners, by GEDA consultants has been considered on the water issue, while a rapidly requested local EPA evaluation after the County has requested the Region for the exclusion of the quarry from plan only verifies the internal coherence of the side sponsored study, without acquiring a single datum.
  4. If it is true that the Arsenates contents of the site may render its exploitation dangerous or classify the underlying sands as toxic waste and not as building material, while the quarries will be able to sell it as compensation for the planned “ecological restitution”.
  5. If withdrawing a considerable part of a wooded hilltop is considered logic to bring a limited steep front to security standards.
  6. Why the excavations have been authorised on the basis of supposed public danger, considering the quarry was illegal, we understand this is the only legal path to continue excavating for profit, we have instead verified there is No danger at present, while the quarries had been compelled to put a wire net above the man made steep front, in 1986 as only necessary security measure; this only necessity has been reiterated by the main Regional expert. The front downslope is inaccessible, there is only nature right below, no man made structure.
  7. Why the exclusion of the quarry from the plan, as requested by the County, has been delayed by the Region.
  8. Why reopening or closing a quarry of dangerous reputation is being debated at County and Region level without our sufficient previous information, without debating or offering any alternative, including letting the now evident natural recuperation of the site continue after 26 years since foreclosure.
  9. If the prospected danger of the former cave front has been verified as such. It is adduced by the quarry owners as the only motive for massive excavations.
  10. Why the effects of leaving the quarry site for around ten years without the soil filter, the risk to nearby existing wells have Not been fully and independently verified.
  11. Consequently, why the risks posed by the presence of a site, with machinery and likely pollutants’ spills above naked sands right above our water.
  12. If the self evident fact there will be no possible excavations for new water wells over a vast area has been at all considered. There are no equivalent waters nearby, others are possibly polluted, fresh water demand is rapidly growing.
  13. Why the exceptional quality of drinking water from the Bevera valley has Not been taken into consideration. We have information proving it is considered amongst the best in Italy.
  14. Why, facing organised, lasting and convinced population protests, you have Not considered the opportunity to give priority to the risks to the environment and irreplaceable water sources to 220,000 individuals over the purely economical interest of a single powerful family.
  15. Why the landscape, natural, vegetation, bird and fauna, road abuse and possible air pollution consequences have Not been considered,
  16. Why, considering undeniable climate change patterns, the eventuality of necessary further water well explorations has Not been considered, independent, over and above existing present growing population requirements. Further excavations will be restrained and limited by the quarry.
  17. Why, instead of permitting illogic excavations, part of the surplus of sands from a nearby railway tunnel under construction had not been diverted to filling the hole, shut as illegal, while present political decisions imply the sands will be relocated to a zone yet do be defined, at great public costs.
  18. If the value of Val Bevera as a vital passage corridor, opened sothwards by the Nidoli quarry, has been considered in view of the European and UN treaties on Biodiversity.
  19. If the fact that the whole valley has been defined as a strategic area for water resources, by a specific Regional Law, has been taken in to due account.
  20. Which legal procedure has permitted so far the lack of information to the public on the matters above, and has apparently allowed scanty or totally absent data collection.

Should the famil yowners obtain compensation in any from, including use of publicfunds, we intend to oppose legal action against compensations, as we repute nothing is due to thme in the specific case.
We request by any meansthe Closure of a dangerous quarry, reopened to vast scale on pretexts, not the imposition of sanctions to Lombardy.
This noted as our Politicians appear to have the bad habit to have taxpayers compensate for sanctions consequent to their misuse of our land.

L'assicurazione obbligatoria degli Scoiattoli

Posted on February 17, 2012 at 7:00 AM Comments comments (0)

E dell'irrisolto problema della Merda dei Tassi


Varese, a lasciar fare, diventa terra di conquista -come tutta la Lombardia- di costruttori, cavatori, furbetti dei quartierini e delle valli dagli interessi poco compatibili con un moderno paese Europeo.

Nel 1985, credo forse perché prima di altri aveva saputo che di lì doveva passare un'autostrada,poco logica, per collegare Varese a Como via Svizzera -ai confinanti assai invisa- Augusto NIdoli compra una cava Abusiva.

Non aspetta certo l'autostrada, a una manciata di chilometri, non son dieci, la sabbia si vende a un terzo più del prezzo Italiano. I Ticinesi dalla nostra zona dipendono quasi totalmente per la sabbia ed altri inerti da costruzione.

Devo precisare, mio padre, come Augusto ora compianto, si portò nella tomba -dice mamma- una bega con dei cavatori della valle. Indagando il perché disfacessero le strade che i Comuni rifacevano a spese di tutti, ebbe l'ardire di chiamare la loro 'economia di rapina'.


Papà, ma chi te lo faceva fare, tu giornalista cattolicissimo e piuttosto destrorso di metterti in tanti guai giudiziari? Non pensavi a noi?


Passano ventisei anni da quando Augusto si vede prima multare più volte, poi confiscare la cava, perché abusiva, nel 1986 dopo solo un anno e passa da abusivo. Nel 2004, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, dopo che Augusto ebbe un insignificante processo per via di certe sue supposte losche abitudini ad interferire con i beni pubblici, dice la cronaca, durato dodici anni, la Provincia passa la cava ex abusiva a piano cave, ma la Regione risponde con un secco NO.

Ci si riprova, dato che i lavori autostradali, nonostante gli Svizzeri non ci stiano proprio, pare vadano avanti lo stesso, la cava vien messa a piano, approvato da Regione e Provincia per il 2009.

Qui, pur in ritardo, i cittadini di Cantello, fin lì presi a liberarsi di un'amministrazione poco amata, dello stesso colore delle sponde politiche dei Nidoli in Regione, si ribellano. Perché é la loro sola montagna, perché é piena di vita, perché lì sono i loro ricordi.


Nulla, davanti ai profitti dei cavatori.

Due conti rapidi, facili: la sabbia fina, la stragrande maggioranza del cavato in zona, vale quasi 4 franchi al quintale, a diciotto quintali a metro cubo, per i 1.550.000 concessi dal piano cave son circa novanta milioni di franchi, tenendo in conto anche un venti per cento e passa di "tout venant", il misto cava meno apprezzato, ma pur tutto richiesto appena oltreconfine.

I dati li prendo dal sito dei Valli, che ogni giorno, sia piena o no di Arsenico -da verificare- la sabbia delle morene della val Bevera la vendono a molte decine di camionate al giorno a Balerna, appena lì.


Papà, NON erano in internet quei dati allora, o avresti meglio potuto difenderti, bastava vedere le quotazioni delle sabbie... Avevi prorio ragione, roba fina, gran soldi!


E i costi?

Irrisori, una cava moderna è un impianto che dura decine di anni, si sposta smontato su gomma, non crea problemi sindacali: bastano due persone. Si dà lavoro ai camionisti. Un esperto del settore mi diceva che, a strapagarlo un metro cubo si carica e sposta per quei dieci km scarsi, supposto di andare davvero fino a Balerna, a meno di tre euro.

Insomma, la pazzesca cifra di circa 4 milioni, per tutta la Trescali.

E certo, due persone van pagate, un po' di contabilità, altri insinuano -in continuazione- non sia più come ai vecchi tempi, agli abusivi bastavano un tecnico, magari un politico connivente e delle ricche mance ai vigili che notavano e notificavano scavi dannosi. Ma ora qualcosa, dicono le male lingue, in più ci si investe, nelle cave che nessuno vuole, tanto che la Regione decide, su proposta delle provincie, i Comuni non han voce in capitolo (sic!!!).

Resta in cassa la miseria di 60.000.000 circa, di Euro NETTI, a operazione conclusa.

Ma la legge, che tanto addusse spese ai miseri del settore, in termini di maggiori influenze richieste, ecco pone pure vincoli.


Lì sulla Tre Scali, dato il previo abuso, non si scava se non per un recupero ambientale. Presto detto, bisogna dire che la parete di meno di ottanta metri reali, molto meno, ormai recuperata sotto da arbusti, piccoli alberi in crescita, inaccessibile del tutto da sotto e ben nota ai rari camminatori sopra é pericolosa.

FALSO STRAFALSO, non si é mai rotto uno zampino uno scoiattolo.



Ma chi può ottiene chissàccome di scavare via tutto, distruggendo i pini silvestri secolari sopra (già fatto) radendo tutto il bosco e soprattutto togliendo il pedon, la terra. Occulta l'oro svizzero o... nostrano se ci passa sotto l'autostrada, certo si toglie tutta per arrivare alla sabbia.

La terra, roba da poco, Il pianeta, roba da poco, per chi lo esaurisce a suo esclusivo tornaconto.

Sotto la bella montagna, che nel frattempo apre da ora un parco sovracomunale intitolato al verde e all'acqua, la Bevera, un mio amico ingegnere e presidente ASPEM trovò, fine '50 l'acqua.

La bevo da allora, e non ne son morto. Gli idrosommeliers assaggiatori d'acque, la dicono tra le primissime in Italia per gusto e oligoelementi. Sì, un po' di arsenico di troppo, che da quelle sabbie che pare ne siano ricchissime viene, ma nulla di più, niente di pericoloso.

A MENO CHE NON SI RIMESTINO, SOPRA LE FALDE, rilavino le sabbie.

Per fortuna, il semimetallo non va così facilmente in giro, sta, per circa il 2-4% confuso tra l particelle di sabbia solido pure lui, e non ci ammazza. A QUEI LIVELLI DI ARSENICO, SAPPIATE, COMUNQUE NON SI PUO' USARE IL SUOLO, NEMMENO PER PARCO PUBBLICO!

Figuriamoci scavare e commercializzare le sabbie...



 Cava Valli, Cantello.


Ma di questo non se ne era accorto nessuno, stava nelle carte geologiche e nessuno lo sapeva.

Chissà che ne pensano, se sapevano gli Svizzeri acquirenti di sabbia, o chi ci fa case, non so i loro livelli tollerati. Ora mi interessa solo notare che di tasca di tutti la ditta C. Salini, si dice, affiliata a una Lobby potente, intascherà 46 milioni, perché 800.000 m3 di sabbie dal tunnel in zona sono tossiche per l'arsenico e non si possono vendere.

Per giunta le devono buttare, a costo invero vicino allo zero, visto che già escono dal tunnel caricate su mezzi, a 550 metri in una cava sequestrata per presenza di rifiuti tossici che dalla Svizzera vennero, par proprio dai verbali di Polizia di Frontiera.

Torniamo all'acqua di Varese, la stessa che oltre a me, spero i miei bisnipoti berranno.

Tolto il terreno, ogni sversato va in falda in poche ore,

L'ASPEM SU QUELLO, MEGLIO LA DITTA IDROGEA, UN PO' DI STUDI LI HA FATTI.

I cavatori in fretta commissionano la ditta Geda, si fa l'unico studio esistente: dice che c'é un rischio, visto che meno del dieci per cento delle sabbie ora NON ha terreno sopra. Certo sono il residuo dello scavo abusivo, le piante son ricresciute, ma il terreno mette mille anni almeno a chiamarsi tale...Non ci entra nessuno, ma magari un tasso, raro bel animale, potrebbe lasciarci sopra i suoi rifiuti biologici GRAVISSIMO, FINIRANNO IN FALDA!

Dunque Geda, tra le risate di chiunque abbia la pazienza di leggeer quel rapporto di parte, conclude che, siccome la Italinerti rimetterà la terra alla fine su tutto, e delle fine argilla -perché, solo il suolo a stuttura glomerulare non saturo garantisce la miglior filtrazione e già sta su ben oltre il novanta per cento della collina- la ditta ci salverà da rischiosi inquinamenti in falda.

Omettono per carità, di dirci che per tipo undici anni, finchè la cava sarà aperta, se sfugge kerosene, gasoli, benzina, detergenti o altro sì che potrebbe andare in falda, e che NON si potrà tornare a cercare acqua in zona per anche più anni. Per colpa del cantiere, niente nuova acqua, venisse la siccità del secolo. Andando a Sud la prossima falda é a trenta km, a Saronno, e pare.. INQUINATA!

Ma l'ASPEM se ne accorge, e prepara due perizie, pur non facendo un vero studio, in senso nettamente contrario, chiedendo forti garanzie ai cavatori, compreso IMPORRE un pozzo per poter cercare di recuperare, pompandolo fuori, un inquinamento provocato da loro.

NESSUNO FA MAI UNO STUDIO INDIPENDENTE SULLA PERICOLOSITA' IDRICA DELLA CAVA.

ARPA, a sua detta su pressione di certo Raffaele Cattaeno, del tutto estraneo alla cosa -visto che l'assessore é un'altro- afferma che non ci sono problemi per la falda.

Peccato NON ABBIANO FATTO UN SOPRALLUOGO; NON RISULTA DAL TESTO; ABBIANO SOLO VERIFICATO LA COERENZA INTERNA DELLO STUDIO DEI CAVATORI, SMENTITA DA CHI GESTISCE L'ACQUA! ASPEM A2A...

NE SEGUE UNA RIDDA POLITICA, TRUCCHI PER NON FAR DECiDERE AL CONSIGLIO A MILANO, PARTI CONTRO PARTI, DOPO CHE LA PROVNICA, SOTTO PRESSIONE MEDIATICA, FORTISSIMA, DECIDE LO STRALCIO.

SUVVIA SIGNORI POLITICI, DECIDIAMOCI, LA MERDA DEI TASSI E' CERTO PERICOLOSISSIMA, AUGUSTI SIGNORI NON SI DISTURBINO, MAI PIU', A FAR DANNI A TUTTI PER SOLDI, E SI OVVI CON L'OBBLIGATORIETA' DI CASCO, SEGNALI FONICI SPAVENTA SCOIATTOLI E EVENTUALMENTE L'ASSICURAZIONE,   

DIREI  A CARICO DEGLI EX ABUSIVI, PER I POVERI RODITORI A RISCHIO.


Inconfondibile merda di Tasso, sotto, a didascalia, chi ne sa di più a riguardo.


Profumata politica

Acquaria, 17 Gennaio, Le Azioni

Posted on January 19, 2012 at 3:15 AM Comments comments (0)

In nove attorno al tavolo di legno d’Iroko Africano di via della Rovere (nostrana?) abbiamo a lungo-dalle otto e mezza ad oltre mezzanotte- dibattuto questi cinque punti:


1) Marco DF ci presenta la situazione di stallo sulla cava Nidoli a Cantello: la Regione intimorita congela, temendo spaccature, perché il cliente di Nidoli, Cattaneo, la vuole ad ogni costo, ma la Lega é ora contro...


Sarah Nidoli, imposta da La Russa in Consiglio a Varese,                                                 Raffaele Cattaneo, Vicepresidente, Fondazione Nidoli


Si nota che da Maggio 2011 la Provincia di Varese ha deliberato per lo stralcio totale e incondizionato, la fine del danno degli abusivi Nidoli, ma la Regione é da allora in mora.

Mentre i suoi assessori sono ad uno ad uno presi o indagati, con i tecnici in seguito ad inchieste sul giro di cave, rifiuti e opere pubbliche a... mazzette.

Il cavatore, sopreso dalla nostra campagna mediatica Nazionale -che ha avuto grosse ripercussioni e mosso altre indagini dai risultati noti ed inquietanti- ha poi reagito tentando un ricorso contro la Provincia, al TAR. Chiede alla Provincia stessa, che non lo farà per ora, di superare il Comune di Cantello e concedergli l'ultimo permesso mancante, per scavare sopra la nostra acqua, all’inizio del parco della Bevera.


2) Marco DF e Marco V. citano e dettagliano un'indagine che si segue da tempo su una supposta truffa ai danni dell'ambiente, sempre in Val Bevera,

Si propone di fare pressioni e cercare contatti nei Comuni del Plis Bevera e nei numerosi (19) Comuni utenti attuali delle sue riserve idriche perché, come Cantello, chiedano alla regione lo stralcio della NIDOLI.


3) Per l'area ex SIOME alla Folla di Malnate, cara a Vincenzo, si conferma la buona notizia: sarà bonificata presto. Sapere di quelle centinaia di fusti di rifiuti ospedalieri, tossici ed altri non identificati nelle diverse fosse di fianco all'Olona non ci lasciava tranquilli. Furono riempite dal falso imprenditore che acquisì l'area: non faceva che scavare e interrare rifiuti.

Si nota amaramente che non furono certo i precedenti amministratori deposti e indagati, ma un commissario governativo a prendere finalmente la logica decisione.

Dateci oltre a Monti dei Commissari in tutti i nostri comuni Varesini, fatti di monti, morene, laghi,valli ed acquiferi. Non importa il colore, i funerei messi della mafia e della Setta del Dio Denaro che si “occupano” di rifiuti in Lombardia -un mercato da quasi un miliardo AL MESE- si presentano prima e dopo le elezioni, cogliendo occasioni e.. consensi da ogni classe di politico.




4) Appena all'inizio una nuova indagine presso Varese, legata ora allo smaltimento di amianto.


5) Gaia chiederà i permessi per tenere un Gazebo il terzo sabato di Febbraio, in città e ben visibile, per pubblicare le nostre azioni

E CHIEDERE IL DIMEZZAMENTO DEL NUMERO DEI CACCIA JFS F35 LOCKHEED, OLTRE AD UN CONGELAMENTO DELL'ACQUISTO DELL'ALTRA META', PER 4 ANNI.

Azione molto concreta e precisa, si muove da queste constatazioni:

a) non ci sono azioni di guerra o altre da giustificarne l'acquisto, ora, Neppure di Uno. I Tornado,Europei, in parte Italiani e messi insieme presso Novara possono fare ottimamente il loro lavoro per quattro anni e più.

b) diverse altre Nazioni Europee hanno o frenato o annullato l'acquisto

OLANDESI in rivolta popolare, manifesti ovunque. Ma per SEI milioni di spesa, solo.


c) Obama ha fatto lo stesso, motivando la spesa eccessiva e LA NON NECESSITA’ immediata d'acquisto! Come conseguenza, il prezzo per mezzo è quasi raddoppiato

d) L'Italia é in fin troppo dichiarata crisi. Non si paga neppure una penale rinuciando o riducendo il numero dei cacciabombardieri nucleari acquistati.

e) Prezzo totale con corsi di formazione, ricambi e primi impegni per il loro mantenimento 27 miliardi, poco di meno se il professionale Ministro della Guerra, lo stesso che ha preso le Maserati blindate per i vertici di Statesercito mantiene la tragica promessa di comprarne 100 solo, e subito. Dati i rincari, è infatti una favolosa offerta, "prendi cento, paghi centotrentuno".

f) RISPARMIO 30 Miliardi, comprandone la metà e fra 4 anni, calcolando il mancato costo del denaro per l'acquisto, per noi a sudato prestito al sette per cento!

Più della manovra Monti che manda in pensione i più anziani di noi almeno tre anni dopo, mentre i giovani non hanno molte speranze di trovarsi un lavoro serio.

NON NE VOGLIAMO SAPERE, MANIFESTEREMO, CREDIAMO PRIMI IN ITALIA,

MOLTE ADESIONI DAL MONDO POLITICO.

NON CEDEREMO, ALTRI CI SEGUIRANNO.

 

Sogni di un Dio d'acqua

Posted on September 21, 2011 at 5:05 AM Comments comments (0)

La prima delle dighe per l'agricoltura nella Sicilia Interna ha una storia straordinaria.

Uscita come azione dalla maieutica di Dolci, é la concretizzazione, dura e durata oltre dieci anni, dell'idea di un contadino:

"qualcuno ha un bacile così grande da raccogliere tanta acqua, che si perde?".

Non morì nessuno, eppure la diga tolse dalla povertà tre valli, molti paesi, li riempì di nuove operosità.

Meglio, furono liberati -a lungo- da poche famiglie mafiose che amministravano l'acqua col sistema clientelare.

La diga ora ha problemi, seri.

Manutenzione dimenticata: sintomo del rifiorire delle cosche?

Tutte le altre dighe sono state fatte da Stato, Provincie e Regioni, con morti e battaglie per il loro controllo.

La diga sullo Jato, no.

E' figlia del sistema partecipato, della comunicazione, di un'idea della gente. Diventata azione dalla progettualità collettiva. Dopo centinaia, molte, di sedute per elaborare le alternative, le vie per reperire grandi mezzi.

Azione che ha saputo realizzare un sogno. Insegnando ad altri a sognare insieme.


Seme antico di Acquaria, gruppo del profondo nord,

alle prese con potentati che producono surplus per pochi a chiaro danno dell'ambiente.

E con la tragica inania dei ricchi. A volte verbosa e arrogante, vuota uguale.

Più difficile da riempire del vuoto creato dalla paura e dalla vergogna di sè dei poveri nella Sicilia Occidentale del 1950-60. Là il silenzio fioriva di concetti, liberate le parole.

Qui parole altisonanti fanno solo rimbombo vuoto.

Intorno, qua e là alcuni sepolcri pesanti e ridipinti a nuovo. Tra il verde freddo di tanta saggia, o esperta, indifferenza.

http://www.youreporter.it/video_Diga_Jato_come_il_Niagara_saltano_le_valvole_1

Video di un incidente grave alla diga dei sogni.



La diga sul Fiume Jato



Una delle tantissime riunioni a Trappeto, al Borgo di Dio: il centro capace di creare un'utopia. Che si fece persone e luoghi, sul territorio. Partendo da parole e sogni, ben capiti...

Aspirazioni, Azioni, Movimento

Posted on September 4, 2011 at 4:00 PM Comments comments (2)

Le aspirazioni di molti di noi sono, alla base, semplici: famiglia, salute, tempo per gli amici.               

Al posto del SUV da far vedere non si capisce a chi, vogliamo indietro la natura dei nonni.


E’ possibile, e senza le durezze e le peggiori ingiustizie che loro hanno subito. Abbiamo i mezzi per farcela, contro i negazionisti che ci nascondono il peggio degli errori dei padri e nostri, contro le lobbies del presente tragicamente immobile che ha fatto dell’Italia un paese impoverito sotto tutti gli aspetti.

Dimentichi del cambiamento climatico, lasciamo le alternative energetiche alle imprese di quattro politici furbetti riconvertitisi al sole o al vento in vista di sparse e in fondo scarse prebende, che pur si accaparrano regolarmente. Ad alimentare non un futuro migliore, ma il loro sistema clientelare.

Sistema àncora e freno ai sogni, divieto e negazione del futuro pulito a cui guardiamo.


Iniziamo riducendo lo spreco di materie utili ed energia.

Le azioni sono, ad esempio la raccolta differenziata a scuola ed in ufficio e poi...aria, acqua, prati, gioco, e verde.


A Varese alcune scuole superiori hanno organizzato la raccolta differenziata, dopo diverse uscite in campo a tema ecologico.


Poi ci si é ritrovati nella dura battaglia contro l’abuso di un cavatore che metteva a rischio la nostra acqua.

Ora si stanno scegliendo due azioni: tentare di rendere balneabile un lago molto bello e dimenticato e creare un nuovo parco nella nostra periferia.


Nel mentre, si lotta contro la stessa lobby che cerca lavoro e profitti solo per i soliti amici. A qualsiasi costo per il nostro ambiente, presente e a venire.


Lo stesso assessore regionale prossimo al cavatore abusivo che si era fatto riautorizzare gli scavi ora si trova in difficoltà per quello che doveva essere il suo progetto più strategico: una nuova pista a Malpensa. E’ ritenuta del tutto inutile.. dalle compagnie aeree, la terza pista pretesa ad obliterare uno dei pezzi migliori rimastidal lato Lombardo del più grande parco fluviale d’Europa, al Ticino, presso il panorama di Tornavento. Sguardo ristoratore, tutto volto ad ammirare quanto il vicino Piemonte ha saputo salvaguardare.

Un esempio perfetto di come buttare soldi pubblici a danno dell’ambiente.


Concetto e foto di Jimmy Pasin


Intanto a Varese il nostro assessore regionale ai trasporti cerca di trasformare in parcheggio uno storico giardino comunale, nonostante lì davanti stia nascendo un’ospedale pediatrico. Studi sul valore monetario della natura indicano in 350 euro circa a cittadino all’anno i risparmi e guadagni per la presenza di un parco prossimo. Evidentemente, per l’assessore, deve essere tutta aria pura dannosa e passeggiate perniciose per i piccoli convalescenti.

Che idiozia.


Alla Difesa di Villa Augusta, CONVINTI. Dal sito www.vareseluisa.it


L’assessore, decisamente, ha confuso la strategia, base per la ricerca di un futuro migliore, con l’immediato tornaconto dei costruttori, suoi sponsors elettorali.

A DANNO DEL FUTURO DI TUTTI.

Giustizia chiede, in momento di vacche magre, dover smagrire il bilancio da simili pesi fisici, prima, a mio personale giudizio, dalle prebende del politico implicato.

A seguire, esercitare un presidio a controllo della sua lobby.


Ecco perché le nostre idee si fanno movimento. Perché la politica clientelare non ha risolto nulla delle nostre aspirazioni, ci ha offerto vuote illusioni mediatiche, fesserie propagandate come idee, e ci siamo ritrovati un ambiente degradato.

Cerchiamo insieme idee di programma.


Molte davvero sono le iniziative simili ora, quasi tutte usano la rete per farsi conoscere, tenere i contatti, comunicare.

Ci differenzia il metodo partecipativo e maieutico, l’ascolto reciproco per raccogliere e indirizzare le forze e le azioni sul territorio.


Per aprire un gruppo di “Acquaria” raccogliete una decina di contatti.

Fate una tavola rotonda per conoscervi e interrogarvi a vicenda. Conoscete le vostre aspirazioni.

Presto, identificate una o due azioni sul territorio. Iniziate a compierle in modo pratico e semplice, coinvolgendo le comunità, le associazioni e i Comuni.


Pubblichiamo in rete insieme i vostri risultati, i video degli incontri significativi. Mandateli a [email protected], se possibile in link o come testi e foto che publichiamo sul sito www.acquaria.webs.com

Nello spazio “l Vostri commenti”, potete lasciare una nota, anche lunga, nel modulo pronto.


Grazie per la Vostra partecipazione.

Ci siamo scelti l’incarico migliore: l’impegno concreto e condiviso per un futuro sereno.

Insieme possiamo essere levatrici di un cambiamento potente.

 

Letture ulteriori:

Francesco Cappello, “Seminare Domande”, Emi Edu.

Danilo Dolci,“Gente Semplice”, e "La legge come Germe Musicale" a titolo esemplificativo. Dolci ha scritto circa sessanta opere sulla partecipazione popolare e la lotta alla povertà e al sistema clientelare-mafioso.

Vite Blindate

Posted on August 18, 2011 at 3:30 AM Comments comments (0)

Qui si vive come frammenti di assoluto, incapaci di capire che cosa ci circonda. Intorno, i migliori e i semplici sanno vedere nella natura, anzi entrarci, perché la natura é fatta di vite, piccoli esseri legati ad altri, creature di creature, donne e uomini che ci stanno intorno. Conosci chi ti circonda, il tuo territorio, capirai te stesso. Inizierai ad essere una parte della soluzione della con-vivenza, tra noi e con l’ambiente ferito.

Entro nella nuova casa che mi si é preparata, senza che facessi sforzi particolari, un aiuto di una madre ed una sorella, creature vicine, per me figlio e fratello piuttosto disabituato alle cose d’Italia.



Davanti alla 'Kolbe', Varese


Ma chi qui abitava era riuscito a scardinare chissà come la porta, necessariamente, blindata. Non ci sono alternative, occorre una porta nuova. Le porte non sono come i ponti, dovrebbero aprire al mondo, ma servono prima di tutto ad escludere. Dunque, anche se nulla vi è da rubare qui dentro -credo di poter dire- la porta deve essere molto sicura. L’aspetto conta, si deve trovare la misura giusta e un modello simile a quelli del pianerottolo, per il logico conformismo del neutro convivere.

I professionisti sparano un migliaio di euro almeno. Di che indebitarsi, di questi tempi. Duecento euro di più se ci si mette il blocchetto Europeo; non ho idea di che, ma credo sia un sistema per garantire che chi non é della razza giusta sia se non proprio escluso, messo in difficoltà da subito, dall’ingresso. Siccome per me una porta normale, che si aprisse di giorno e chiudesse la sera, bastava, e la cosa mi lasciava molto perplesso, si ricerca con amici e si trova che la porta intera costa un quarto, 300 euro, nel supermercato del faidaté a fianco della grande autostrada che va alla nostra capitale, Milano.

La porta va montata. Un amico porta un amico che ci si applica. Quell’ippopotamo di porta pesava circa ottanta chili, farla salire tre piani fu l'impresa di una sisifica ora.

Il montatore, ignaro di certe attenzioni del convivere attento che servono a garantire, credo, di essere assoluti, sciolti, slegati da quanto ci circonda qui a Varese, ha piazzato l’auto in un passo carrabile. Poco importa fosse largo quasi nove metri e ben aperto, sufficiente a cedere via ad un sommergibile nucleare classe Nautilus: ben presto si vede una camionetta della Polizia locale, frenetica attività mattutina di vicini interessati al fenomeno, e l’incauto montatore si vede richiamato da casa dalla moglie preoccupata: la Polizia là lo ha cercato, essere irresponsabile, incapace di rispettare le leggi degli uomini. Io, in partenza con la famiglia, appresa l’origine del mesto trambusto, declamo ad un astante divertito e ad un gruppetto di vicini attoniti: “La mafia! Un’auto Bomba a Varese!”. Faccio entrare -telecomando in mano- il misero montatore colto in fragrante delitto, mi assicuro che prenda precise le misure non della porta (che in realtà non riuscì poi a montare del tutto) ma delle striscie del mio parcheggio, e il vicino responsabile di tanta azione militare si stupisce, ma si sente apostrofare “altrimenti mi chiamerete l’esercito”. Inutile reazione la mia, abituata ad altri mondi ed altri stili di convivenza, forse, alla convivenza, non alle vite blindate.  




Penso, mentre guido verso il Lago ed il passo del Sempione per raggiungere a Ginevra un’amica di mia moglie, a quali risorse forse incomprese il minimo fatto rivela.


1-     Ci sono persone pronte a ricercare nelle forze dell’ordine soluzione a problemi 'irresolubili': davanti al passo carrabile c’è una sola palazzina, di sedici unità, una vuota e una in vendita. Oltre la metà in vacanza. Ma a Varese o forse ovunque qui, non si usa suonare fino a sei-sette campanelli, certo. Uno, forse due, con il caldo e molti dei pochi rimasti sui balconi, e si sarebbe trovato immediatamente di chi era il corpo del delitto, il blocco da rimuovere all’ingresso dei 'sommergibili'. Non c’é la fiducia in chi ci sta accanto, ma nella forza della legge.

2-     Evidentemente, nel mio quartiere, diversa gente ha tempo libero. E’ un quartiere chic, non di lavoratori forzati che rientrano la sera e non hanno il tempo di contare i sommergibili militari che passano per via.

3-     I vicini son pronti a molto, per difendere il loro territorio. Cosa per me molto positiva, se rigirata ad azioni collettive. Il responsabile apparente dell’azione paragiudiziaria contro il possessore dell’auto criminale, invitandomi ad andarmene in Svizzera presto, propugnava la sua solecita azione così: “difendiamo i nostri spazi”. Cosa utile, davvero, fuori da ogni ironia del momento.


Davanti alla istantanea scena descritta, giace e cresce selvatica la vegetazione di un’azienda agricola abbandonata. Presto, pare, potrebbe essere sostituita da casermoni di case non esattamente all’altezza del quartiere seminobile, al piede della fortezza dei fortunati di Varese: la collina di Sant’Ambrogio dove le ville predatano le automobili e la salita delle carrozze e del tram ora affianca signorili abitazioni da tremilacinquecento euro al metroquadro, pur in tempi di crisi decisa.

Certo chiunque sulla via Dalla Rovere difenderebbe quei passi carrabili, la via stessa dal traffico intasato che porterebbe dalla stretta via già rurale dell’azienda alle case che la sostituiranno.

Sono cinque ettari di verde, molti alberi di pregio, una cascina grande nell’ombra fresca, noi negata dallo sfavillante nero dell’asfalto, dal cemento riverberante.

Come pensare che in questo mondo nascano dei gruppi di azione, un comitato di vicini, persone che si sanno ascoltare? Occorre interrogarsi a vicenda. Nella mia esperienza, ogni volta in cui ci si racconta un minimo e si rivelano l’un l’altro le proprevere aspirazioni -non l’auto per farsi vedere o il gadget propugnato in TV- quattro persone su cinque chiedono una vita più naturale.

Lì, dietro il cancello chiuso dell’azienda, non molto fa aperto passaggio per tutti verso un parchetto e verso la collina boscata del Montello, sta la soluzione del convivere. Ma é cosa azzardata. Provarci comporta andare contro la consolidata indifferenza che ha fatto un continuo di case della valle del Ronchetto Fè.

Furono i fertili prati tra il Sangallo, collina popolata e Il Montello, monte di ville e della miglior scuola del circondario, roba Internazionale, come le maglie dei campioni di ciclismo che ci corrono sopra in salita. Ora pochissimo, quasi nulla ne resta.

La semplice legge della domanda e dell’offerta pone un chiaro “trade off”: gli ultimissimi prati si possono obliterare per immediati profitti, sono molto cari ormai, o si può dar peso al futuro e alla nostra salute, valorizzandoli.

Non cresca un bimbo nei quartieri migliori di Varese ‘città giardino' senza poter staccare dalla wii Nintendo. Chi se ne intende ha calcolato che un parco in zona vale trecentocinquanta euro a persona l’anno in mancate spese mediche, vantaggi di socializzazione, maggiore efficienza produttiva. Senza contare la vera qualità della vita.

Quella, parte dal sentire gli odori, vedere i colori della natura cambiare, ascoltarla crescere.

Nessuno mai più lasci nelle mani di tanti piccoli ‘investitori’ e pochissimi dannati consociati, uomini senza fede negli altri, poveri soli in vista che chiamiamo “fortunati”, ricchi, costruttori, tronfi amministratori locali, il destino del nostro ambiente.

Impariamo a volgere a bene quel rispetto della legge, quel pervicace amore del territorio,che non ha colore politico, ma la ragione del buonsenso semplice.

Ecco come si fa:


-Ci si incontra, e si valuta la situazione del vicinato. Un seduta maieutica, alla Socrate, che fauscire le idee di tutti, sopratutto di quelli che non osavano essere i primi ad intervenire, a chiamare la legge, a far la voce grossa.

-Si prendono contatti nella circoscrizione e al Comune, si verifica la fattibilità di un’azione.

-Consociatisi, si propone di affittare l’azienda. Davanti ad opposizione seria all’edificazione, nata dalle voci unite del quartiere, sia compenso al proprietario un affitto più che decente. Un’azienda non vitale di quelle minime dimensioni non ha mercato ora. Non si affitta, forse, chi ancora ha vacche, accetterebe a gratis di venire a sfalciare.

-Quaranta famiglie potrebbero, a cinquanta euro annui l’una, offrire una locazione pari a quella di un’azienda vitale di dimensioni doppie o superiori.


Minuscoli frammenti di orto, ricordo, a Giessen cittadina tedesca si affittavano a molto di più già dieci anni fa. Ma occorreva... una raccomandazione per averne uno!

Sentiamo le idee di tutti. Io farei un microparco avventura sotto gli alberi dell’ingresso, del tipo fatto con i copertoni delle biciclette, inintrusivo paradiso di libertà per piccoli e non più.



Ginevra, parco Eaux Vives. Un'associazione attrezza tre alberi. Delizia di duecento bimbi al giorno, pace e movimento anche per i genitori.


Avanti, nel campo, un po’ di prato per le corse e gli aquiloni, gli orti dei singoli affittuari. Il terreno non manca per un po’ di mais rosso di cui i viciniTicinesi si vantano. Diversi franchi al chilo di graniglia, non centesimi. Perché la polenta rossa sa di casa, di antico.

Soprattuto, chiamerei Daniele, l’esperto amico di alberi, per valutare il parco, come goderlo e conservarlo, e ci metterei delle ‘Piatlin’ Biellesi, le ‘Annurca’, insomma le antiche mele deliziose che non trovi più, perché persino le mele arrivano da mondi lontani per aereo, e sono tutte uguali.



Nessuno vi vende questa, la miglior mela d'Italia.


Sogni socio-futuristici che non sanno di Italia, ma di nordico o di primitivo. Non succederà di sicuro.

A noi, la qualità della vita, basta. Sa di esclusione, televisione, lavoro intenso, rapporti famigliari sedati nella routine. Aspirazioni: nulla al di là del concreto e solido, immutato produrre per consumare.


Vite Blindate, in una natura malata.

Cipriano Facchinetti, Scuola Verde

Posted on July 6, 2011 at 8:25 AM Comments comments (0)

Proposta di progetto partecipato in forma di relazione di fine esame,

diretta al Dirigente C. Famoso.


Una scuola di Castellanza, Varese, dedicata ad un giornalista antifascista, è un curioso lavoro architettonico.

 


Semiluna di cemento con tanti archi in levare, con un design tutto suo, non è stata capita dal territorio. O forse, non ha compreso appieno il suo ambiente.

 

Chiedo agli alunni che la commissione che dirigo sta diplomando in questi giorni, capaci ragazzi con un’unica ragazza, la chimica Elisabetta, una definizione della loro scuola, dal punto di vista architettonico. La risposta è univoca: un carcere!

 

Non ha senso, loro sono i diplomandi del serale del Facchinetti, Istituto tecnico con i laboratori più complessi che io abbia mai visto a scuola.

Hanno scelto di tornare a scuola, nulla li tiene chiusi qui. Sono motivati, qualcuno particolarmente produttivo e capace dal punto di vista scolastico che mi tocca dover soppesare.

“Ma chi passa si domanda se è un carcere, non pare una scuola”.

Vabbè, in nome di non so che cosa, ogni classe ha uno spioncino, come fosse una cella. Cosa non negativa, supponendo io che la possibilità di essere osservati possa limitare le follie di disordine che a volte si producono nella celle, no, nelle classi di tante scuole Statali d’Italia.

 

In effetti, tutto quel cemento, proprio al limitare tra asfalto, supermercati e casermoni di case, potrebbe anche dipingersi di verde. Per mimetizzarsi, o almeno, provarci, nel Parco dell’Alto Milanese, di cui fa da ingresso nord est.

 

Davide Papa, candidato tra i diciassette informatici, definisce, sulla scorta del McCarthy, padre della robotica moderna, l’intelligenza artificiale come la capacità di comprendere l’ambiente circostante e di reagire con successo alle situazioni che l’ambiente gli propone.

Niente di più di un progetto di robot che affianchi l’uomo in compiti semplici.

 

Roberto, il barista, gestisce l’istituzione focale del Facchinetti da sedici anni. Senza i suoi caffè molto curati, preparati dai gesti conosciuti tra pressacaffè, pomello del vapore e bricco del latte, personalizzati al gusto di ciascuno, questa scuola soccomberebbe al caldo ed al freddo che qui dentro abbondano in stagione, ferma e incapace di ripartire, come fosse un lungo treno ancorato ai binari da un guasto ai freni.

Lui mi dice che negli ultimi dodici anni la scuola è passata da oltre milleseicento iscritti alla metà esatta.

Lui, che non avendo incarichi ministeriali di alcun tipo, può parlare assai liberamente, così, come fosse il barista, dice che il crac è successo quando la riforma Moratti ha proposto di fatto un peso superiore ai Licei, riducendo l’interesse per l’imparare un mestiere e insieme la possibilità di imparare a praticarlo.

Di queste cose io nulla capisco, dunque, mi conformo al suo giudizio, senza poter commentare oltre.

 

Certo, le figure professionali legate al tessile sono sparite in zona, trasferendosi prima piano, poi rapidamente, insieme agli imprenditori del settore. Alcune di quelle macchine tessili enormi nei laboratori in basso, l’unica zona fresca di questo plesso oggi, sei Luglio d’afa densa, fanno i ragni come le altissime finestre delle classi dei primi piani, tanto alte che i pulitori, non dotati di corde alpinistiche, non deragnizzano forse dai lontani anni sessanta.

 

Nella Valle dell’Olona, bel fiume strainquinato dal tessile e dal chimico, lo spettacolo diuturno era un metro di schiuma che mirabilmente si colorava in funzione di prodigiosi processi chimici a noi poco conosciuti. Qualcuno impose poi costosi depuratori.

Temo per la mia mania di vedere globale e per il Pianeta Gaia che la cosa sia collegata: anche l’indirizzo chimico ha perso alunni.

La meccanica, prodigio Italiano di cui deve sapere Roberto il barista, per ventisei anni all’Alfa Romeo come tecnico impiantista, ha perso pure alcuni colpi.

L’annosa questione dei trasporti da e per la scuola si risolve con i numeri: più alunni, più attenzione delle istituzioni, economicità degli autobus.

 

Io posso provare solo a fornire un’umile risposta personale.

 

Davide l’informatico ha centrato il problema: la scuola intelligente deve capire il territorio e reagire ad esso in modo efficace: avrà successo. Come si misura il successo, come i mitici obiettivi misurabili che ogni riforma propone e noi insegnanti resistiamo come per ripicca?

Per il robot non pare difficile, supererà un ostacolo, risolverà un problema. Se il problema è la ridefinizione di un ruolo per la scuola tecnica in Italia, la cosa appare più complessa.

In fondo, non lo é.

 

Il Facchinetti, grande scuola che non deve sapere di un tempo che fu, può imparare a leggere, come tutte le scuole, il suo territorio. Con un obiettivo chiaro, credo persino misurabile: migliorarlo.

Ora, quando l’Italia chiama a gran voce, ha bisogno di tecnici per le nuove economie per l’ambiente.

 

Aiuta l’analisi essere uno straniero, come me. Estraneo alla scuola, ma anche rodato da venti anni a Sud, a fare cose diverse. Gli schemi a ragnetto dei miei neuroni, che hanno provato ad affrontare il problema fame degli strapoveri ultimi, fatto tragicamente semplice, perché la causa sta solo nell’egoismo dei ricchi, si sono abituati a ragionare in termini poco complessi.

Vedo i dintorni del Facchinetti, faccio due domande a chi ci incontro dentro ed intorno, lo determino su google earth. Lo straniero, non sa come orientarsi, per questo usa il satellite. Ma è anche una finestra su lontani mondi. Prendo ad esempio la Danimarca, dove la pletora dei ministeri e sottosegretariati si riduce a diciassette, tra cui rifulge il Ministero del Cambiamento Climatico e dell’Energia. Roba da stratosfera della sostenibilità, altro che. Dipendono, poverini i Danesi, in un paese anche ventoso, ma con poco sole, per oltre l’ottanta per cento dalle energie rinnovabili; dunque si preoccupano del cambiamento climatico, quella cosa che tappezza l’intero corridoio del piano nobile del Facchinetti con la ricerca e la mostra coordinata dal professor Pongitore.

 

Negli ultimi due mesi mi è capitato di preparare indicazioni di indirizzo, in un caso su richiesta del Direttore della Scuola Europea di Varese, nell’altro per il Dirigente UST Varese, alle prese con un ‘Geometri’ che passa quest’anno da tre prime classi confermate a ‘forse, ma proprio forse’, una.

 

1- Per l’”Europea”, oggetto era il modo di creare una scuola ad impatto zero. Il Direttore Da Torre, uno ‘spetaculo’ di allenatore, oops, di Preside Portoghese con una sfilza di ‘tituli’ voleva, due parole sue, la ‘green school’: http://salvaclima.webs.com/greenschools.htm



Scuola e suoi componenti lasciano solo la loro Orma, sul territorio.

 

Quello che so dire sta tutto lì, e alla pagina iniziale del sito "scuole per il clima", che poi, è lo stesso.

Si tratta di fare risparmio energetico, investirsi nella raccolta differenziata, e soprattutto ad uscire dalla nave Facchinetti, ancorata al miglior porto, la Baita nella Pinetina, del parco summenzionato.

A me piace, non riesco davvero a vederlo come un carcere.


Non ci sono investimenti monetari particolari dovuti per le Istituzioni Amministrative, squattrinate ultimamente, che devono solo, come già provano a fare, evitare che le aule si chiudano per crollo di calcinacci, niente più.


La scuola verde nasce dai quattro cardini JPV, anzi, prova ad adattarli a sé con un processo educativo comune. Perché nulla si adotta, tutto si adatta.

Iniziative simili non possono essere dettate dall'alto, semplicemente, non funziona.

La raccolta differenziata non è un’opzione, è legge in Italia come in tutta l’Unione. Non vi sono incentivi a farla. L'obbligo é percepito bene a casa, a scuola e in ufficio, quasi nessuno la fa!

Il risparmio nei soli settori del riscaldamento e della f.e.m. e della luce genererebbe oltre due milioni annui di risparmio solo negli oltre cento Istituti superiori della piccola Provincia di Varese.

I risparmi, se restano nella cassa della stessa, diventano il primo disincentivo a realizzare i modelli migliori.

La figura extrascolastica, la sentinella del territorio, ha un senso specifico al Facchinetti, immerso nel parco.



 

 

Quattro figure per realizzare la scuola Verde


Un parco fruibile vale circa 350 euro per persona all’anno, nel complesso calcolo del valore della natura impostato dal Governo UK.

Non vale per nulla meno da noi, in termini di mancate spese mediche, efficienza lavorativa, salute e rapporti sociali.

La scuola fa da ingresso ad un bene che dovrebbe produrre una ventina di milioni di euro l’anno.

Ma il parco, sotto il nome altisonante, ha un numero di visitatori sconosciuto e comunque limitato, anche per tempi di fruizione, perché non offre attrative particolari.

Con un po' di voglia ed intelligenza, potrebbe offrirne molte di più: un parco avventura, studenti che portano altri studenti a capire il loro parco, gimkane organizzate in bici e affitto bici e cavalli, un 'golf practice' e una piscina integrata con l'ambiente o addirittura un piccolo parco acquatico da fruire nelle calde e lunghe estati continentali di qui; un tracciato semplice per lo sci di fondo, in caso di neve.

 

2- I ‘Geometri’ CAT, oggetto della richiesta del Dirigente Merletti sono alle prese con un problema articolato. Il settore delle costruzioni in calo del 35% in Lombardia in meno di due anni, alle prese, davvero confusi, con il nuovo titolo “Costruzioni Ambiente e Territorio”, si devono reinventare.

 

Evidente credo a chi ha inventato il nome ‘CAT’, per due terzi ad esse legato, che il futuro per il geometra sta nelle nuove economie per l’ambiente.

Quelle che stanno nel programma dei migliori politici al mondo nel 2011.

 

Peccato che si sia preso uno schema esistente, riducendo per innegabili esigenze di taglio di spesa nell’educazione, almeno per chi ora governa, solo le ore di docenza.

E, soprattutto lasciando aperta la possibilità di seria innovazione, ma solo per un’opzione resa dai tempi del tutto obsoleta e rasentante l’inutilità totale. Oggi in Italia - non solo a Castellanza o a Somma Lombardo - la sola opzione prevista nella riforma per il corso CAT è quella che permette di creare tecnici dell’estrazione mineraria e petrolifera. Inutile del tutto, persino per i miei amici geologi e speleologi di Iglesias!

 

La pagina del sito “Scuole per il Clima” dedicata ad una nuova figura di 'Geometra' è questa:

http://salvaclima.webs.com/tecnicienuoveeconomie.htm

 

Cerco pareri. Occorre una nuova opzione, che deve essere approvata dal Ministero.



Profilo, tecnico dello sviluppo sostenibile: Le Competenze. Curricola da sviluppare.

 

Lei Professore, ha bisogno di una tavola rotonda maieutica, cioè partecipata, tra i suoi migliori insegnanti. Dove migliori vuol solo dire quelli che vogliono impegnarsi. E maieutica vuol dire che interrogarsi reciprocamente su semplici questioni che vi-ci riguardano.

 

Usciranno credo senza difficoltà le modalità per realizzare le proposte del sito “Scuole per il clima”, in particolare le due che le ho indicato.

E non solo Lei, Dirigente Carlo, ma il Facchinetti, sarà di nuovo Famoso.

 

 

Viganò, 06/07/2011

Menti all'Unisono

Posted on July 5, 2011 at 7:15 AM Comments comments (0)

Dibattere interrogandosi é il miglior modo di convivere. Perché, vivendo, si incontrano problemi. Hanno ben a dire: NON CONOSCO PROBLEMI, SOLO SOLUZIONI. Forse e in fondo, pur in modo positivo, chi dice così riconosce vero un fatto innegabile: i problemi ci fanno paura. Li schiviamo, li isoliamo con una barriera. Ne facciamo l’insieme degli insolubili, o delle cose, comunque, fuori dalla nostra competenza.

Già, comunque è chiaro. Problemi esistono in ogni situazione di vita, di relazione, di lavoro.

Il conformismo, il ‘si é sempre fatto così’, fa parte del problema. Molto semplicemente, se affrontando le cose sempre allo stesso modo incontro un muro, un ostacolo, comprendo due cose. Per primo, intuisco che il modo di avanzare comune vince una resistenza, seppur lieve, visto che l’uso ha lubricato i modi, ma che in certe condizioni la resistenza si addensa in un ostacolo. Poi, che se l’ostacolo diventa un problema, i mezzi che uso per affrontarlo non sono adeguati. Altrimenti il problema sarebbe solo un piccolo vortice creato dalla prua delle situazioni che avanzano, senza assorbire che un’infinitesimo di energia nelle acque delle nostre vite.

Date ad un bimbo i pezzi di un puzzle sconosciuto. Se non lo risolve, certo é perché non ha provato nuove vie. Si accanisce per un po’ a fare gesti ripetitivi, finché -annoiato più che deluso- abbandona il gioco.



In gioco qui é possibile vedere prima la creatività costruttiva, la voglia di continuare a migliorarsi, insieme alle possibilità comuni di vincere paure e superare barriere ritenute invalicabili. Bisogna mettersi in gioco.

Il condizionamento fa parte del problema. Molte volte ci hanno dato, o ci siamo cercati un ruolo. Dunque, noi Italiani molto più di altri Europei, lavoriamo ‘a competenza’. Intendo proprio così: quante volte ci siamo sentiti dire: “non é mia competenza”. Peggio, condizionati da un pensiero dominante abbiamo deciso che tutta una serie di cose non fanno per noi. Ci compete, in fondo, quello che facciamo sempre, ci piaccia o non ci piaccia.


Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha creato.  A. Einstein.


Il pensiero trasversale é una parte della soluzione. Non é il pensiero creativo di un artista. Semplicemente, non si conforma all’onda, non segue le altrui scie, ma può raddrizzare molte vie.

I giovanissimi hanno una straordinaria capacità di pensiero innovativo. Il loro ragionare é trasversale proprio perché non é irregimentato. I bimbi non pensano ‘a competenza’. Dunque, hanno uno strumento potente per comprendere e superare molte situazioni. La scuola e la vita dei grandi, mentre crescono, lo cancella.

 

La testa ben fatta di Edgard Morin é una testa che sa collegare le idee, ha basi di materie differenti e sa giocarle insieme per giungere alle soluzioni. La testa a senso unico può essere potente in un campo specifico, ma resta incompetente in ogni altra cosa. Cioè, in pratica, poco utile. Perché la vita non é una corporazione fredda e rigida, in cui ogni mente fa un ripetitivo processo che sa fare bene. La vita non é una catena di montaggio di Henry Ford.

Le menti, unite nel dialogo che rispetta ogni voce, gli dà i modi ed i tempi per esprimersi, diventano una come uno sciame di api, uno stormo di uccelli serotini, un banco di pesci.

 

Come loro inattaccabili, le nostre meningi sanno produrre sinergie inattese. E disegni meravigliosi.



Volo all'unisono

 

"Quando nei più diversi gruppi ognuno, richiesto, riesce a individuare e attuare le condizioni necessarie per realizzare una struttura che favorisca la creatività, individuale e di gruppo, si va ben oltre “l’effetto di addizione delle forze”, ben oltre l’ottimale distribuzione spaziale e temporale dei compiti, l’invenzione di nuovi metodi o di nuove tecniche di produzione o di nuovi compiti. Via via si scoprono nei più diversi contesti, in ogni parte del mondo le essenziali condizioni necessarie: sincerità, coerenza, rispetto reciproco, imparare a empatizzare, imparare come l’emozione ci agisce, disponibilità reciproca, imparare ad ascoltare e osservare, sapere meravigliarsi, imparare a esprimersi, imparare a comunicare, imparare a riconoscere i problemi, sapere immaginare, imparare a riconoscere i profondi interessi personali e comuni, sapere osare, rispetto dei tempi di maturazione, imparare a partecipare e coorganizzarsi, imparare ad affrontare i conflitti in modo nonviolento, imparare a criticarsi, considerare la libertà =spontaneità + intelligenza + coscienza (imparando a riconoscere le conseguenze delle nostre azioni), umiltà, imparare a conquistarsi il silenzio meditativo personale e di gruppo, imparare a identificarsi, eliminare rapporti di dominio e sudditanza instaurando un clima di serenità e di speranza, gioco-musica, riconoscere il valore della pausa, valorizzazione del diverso, imparare a valutare, imparare a scegliere e decidere, riconoscere gli obiettivi, imparare a programmare-pianificare dinamicamente, humour, vedere nel lavoro un produrre necessario alla crescita e alla liberazione propria e comune, imparare anche dai piccoli, imparare dagli errori, imparare a persistere pur disponibili a cambiare attitudini, saper amare, imparare a connettersi con analoghi gruppi potenziando il fronte delle strutture che favoriscono la creatività.”

 

Danilo Dolci

 

 

Il pensiero innovativo giocato in collettività é la soluzione più efficace che io conosca. Conosco, anzi, mi vanto di essere ‘portatore insano’-fautore tanto convinto da superare i limiti del sentire comune o del razionale- del metodo maieutico sperimentato da Danilo Dolci.

Ci si incontra in gruppi di massimo venti persone, ci si pongono semplici quesiti su cui ci si interroga vicendevolmente: chi sono? Che cosa amo? Quali sono le mie aspirazioni?

Pochi sono gli elementi che condizionano il volo di uno stormo densissimo: i sei uccelli prossimi, interagendo, lo determinano. Provo a far capire ai cinque amici con cui corrispondo come migliorare il volo di tutti noi, verso un mondo che sogno.

 

La Ricerca de La Sapienza, Roma sul volo interattivo. La BBC ce la spiega.


Sondare l’incompreso mediatico morboso

 

Abbozzo un esempio banale, preso da materia non so perché ritenuta così pruriginosa, interessante da molti. In questi giorni il lavoro investigativo forense di una squadra a difesa di una giovane nordamericana e di un suo amante ha rimesso in gioco le poche certezze mai trovate su di un omicidio noto oltremisura. Un’altro difetto del sistema Italia: il tempo dedito alla cronaca nera, anzi a due o tre casi di cronaca non solo é il quadruplo in genere rispetto agli altri Paesi, ma riesce a distoglierci dai veri problemi della criminalità nostrana.

Lo scrittore Saviano afferma che i drogati all’ultimo stadio ricevono in dono dosi di nuove partite di roba poco fidata. Ne morissero, fa parte del loro destino: non suscita sospetti. Morti a raffica invece, legate a partite pericolose, aumentano la pressione sui clan degli spacciatori. Costano in termine di affiliati presi e soprattutto di perdita di quote di mercato.

La mia idea del caso Meredith Kercher, studentessa tra gli studenti internazionali a Perugia, é trasversale. Umilmente, credo sia innovativa. Per sorte, non sono affatto competente.

Sono un lettore di giornali europei, poco avvezzo a seguire le tv di casa. Perciò noto che negli ultimi anni in modo constante, particolarmente nel periodo del fatto di Perugia, giovani si accoltellano senza ricordarsene. Preda di un tipo di hashish detto ‘puzzolente’, la skunk. Sommo che il consumo di fumo fosse non solo probabile, ma dichiarato nei troppi faldoni processuali. Credo di ricordare fosse fatto regolare, anzi, ne son certo, ben documentato la sera del delitto.

Il solo ammettere che il problema é stato affrontato in modo scorretto, il rimettersi in gioco, può portare a correggere dei vizi. Gli stessi che ci impediscono di trovare le soluzioni.

Il caso Meredith non solo non ha una soluzione netta, ma ha messo in cattiva luce il nostro sistema giudiziario. Ha smosso persino il Segretario di Stato USA. Tutto, a mio giudizio, per un errore di fondo semplice. Chiaro, palese, l’omicida era tra i tre ragazzi che erano con lei nella casa del delitto. Non c’era il maggiordomo. Ma il problema va spostato: se non sono in grado di determinare quale dei tre ragazzi ha ucciso la compagna, ci posso provare finché voglio. Il vero problema é nella prevenzione di un fatto che da noi ha fatto scalpore e intorno, in Francia per esempio, si é ripetuto più volte. Ricordo di un ragazzo ucciso con un numero del tutto irrazionale, inusitato di colpi di coltello da un compagno di fumo. Di un giovane Inglese condannato poi in parte condonato per la sua incapacità di volere. Aveva ucciso due persone in preda allo skunk.

Credo di poter affermare che il problema, che non è dunque Perugino ma Europeo, da noi ha radice.

Ora più della Mafia la Camorra localmente la Sacra Corona e la fortissima Ndrangheta gestiscono la gran parte del mercato di marijuana. Perché é sostanza illegale, quindi legata per leggi economiche a profitti esorbitanti. Ricerche per colpire quel clan che fornisce la piazza di Perugia hanno forensicamente e in pratica molta più efficacia di indagini ritorte e psicologiche su menti giovani, preda di una droga.

E il vaglio di leggi innovative che, riconoscendo la pericolosità a lungo termine della canapa indiana non concentrata, colpiscano seriamente solo la skunk. Depenalizzando con prudenza il suo uso tolgono immediatamente il ‘pabulum’ da marijuana alle cosche; la ragione di esistere al crimine organizzato che propugna stili di vita davvero poco costruttivi, sfruttando a proprio favore la rigidità della legge.

Dare un nuovo senso al caso forense, che qui diventa sociale, proponendo nuove leggi e misure, é un’opera di molti.

 

La società si responsabilizza attraverso le consapevolezze dei singoli, formatesi nei gruppi. Di interesse, di vicinato, maieutici o no. Sa riconoscere i ruoli, fa evolvere leggi e stili di vita. Rifiuta più facilmente combattendola la strumentalizzazione dei gruppi di potere di ogni aspetto dell'informazione.


Leggi e stili di vita per rifondare il mondo

 

La legge é un seme. Sta nelle menti come insieme di cose giuste e ragionevoli. Somiglia a un ritmo nella natura: é corretto seguire i cicli, e irregimentare la vita sociale per prevenire eccessi che rompono gli equilibri migliori.

Come seme la legge si rivela, va curata, si trasforma. La legge é il prodotto di un pensiero collettivo.

La legge degli uomini non può che difendere la casa in cui viviamo tutti. Le leggi dei singoli gruppi hanno nel DNA i casi passati, la cultura locale, la storia dei rapporti fra persone pregressi in zona.

Il problema ambientale, il più serio oggi sia globalmente che localmente, in fondo si può enunciare in termini semplici. Due generazioni ‘nucleari’, le stesse che hanno avuto in mano un’energia pari a quelle delle forze geofisiche, hanno usato la terra come un supermercato. Dal negozio non si può uscire, eppure si consuma di tutto, senza pagare. Si getta il consumato per terra, non ci sono bagni, l’aria é viziata e ci soffoca, ma si può bere solo frizzantissima acqua minerale. La salute sta nel banco della farmacia, o per chi ha ancora il coraggio di vedere il sole, nel reparto sport. Fantasticazioni?

In fondo, lo sperimentiamo tutti: il nostro tempo é così ben strutturato da un'efficiente ricerca di risultati produttivi che in genere gli amici si incontrano al supermercato.

 

Due generazioni. La mia e quella dei miei genitori. Sono state abbastanza potenti e folli da cambiare il clima del pianeta. Oh, potessimo riavere la natura dei nonni, scegliendoci i mezzi migliori per farlo!

Il biossido di carbonio che abbiamo lanciato intorno bruciando petrolio e simili é davvero fuori da ogni legge di natura. Cresce in modo iperbolico nel tempo. Non esiste ora un metodo per recuperarlo, bruciare é una reazione chimica, irreversibile.

Non si riesce a sequestrarne se non una minima parte, con grandi sforzi tecnologici. Solo milioni di alberi, triliardi di fili d’erba e altri di foglie possono aggiustare la situazione.

In fondo, se a Varese in questo inizio d’estate il clima è gradevole la mattina, o se mi sveglio con oltre un chilometro di ghiaccio sulla testa, come quando si sciolsero i ghiacci del nordamerica per un riscaldamento globale, fermando la mite corrente del golfo e facendo partire l’ultima glaciazione, la differenza é un problema gravissimo per me.

Non, davvero, per Gaia, creatura di creature, biosfera, il pianeta Terra, l’unico posto dove posso vivere. Il nuovo grande grattacielo orgoglio e sede della regione Lombardia, lasciato a se stesso, si decompone in meno di cento anni. Tra una glaciazione e l’altra, in condizioni normali, passano molte decine di secoli. Gaia continuerà ad esistere dopo un’ipotetica autodistruzione del genere umano.

Tutti gli edifici dopo cento anni senza l'uomo che li mantiene sono un ammasso di rovine.

Pochissimi manufatti, di qualunque tipo siano, posso superare un solo secolo di intemperie.



La vita dopo la gente, il programma History TV di maggior successo da sempre

 

Resterà più a lungo solo il peggio: vortici immensi e insucianti di plastica in tratti di oceano, residui di alcuni pesticidi, inquinanti ostinati.



Mar di plastica, Oceano Pacifico

 

Dobbiamo far evolvere le nostre leggi di vita. Cercare insieme le soluzioni. Soprattutto, bisogna far presto e bene, perché molti hanno cominciato a morire. Si muore per la siccità figlia del cambiamento climatico.


Il futuro conterrà la risposta pratica alla rifondazione degli stili di vita proposti da Serge Latouche a Parigi come otto 'R':(

 

Rivalutare: rivedere i valori. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sugli eccessi del lavoro, la vita sociale sul consumo, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

 

Ricontestualizzare: modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.

 

Ristrutturare: Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere di sistema dei valori dominanti verrà sradicato.

 

Rilocalizzare: consumare appena possibile prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi ambientali legati ai trasporti: infrastrutture ed emissioni con effetto sul clima.

 

Ridistribuire: garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.

 

Ridurre: l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare come gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Il consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose. E un futuro per tutti!

 

Riutilizzare: Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.

 

Riciclare: Recuperare tutti gli scarti delle nostre attività. Come facevano i nonni, che avevano un mondo pulito da comprendere e gestire.

 

In concreto, voglio focalizzare su come personalmente immagino ora tre settori che fanno parte della cultura al cuore degli stili di vita. Se é vero che la cultura é fatta soprattutto dalle conoscenze, dalla storia pregressa e dagli stili di vita, la casa, il trasporto e il senso del bello sono tre questioni vitali per rifondarla, ridare un valrore alla vita sociale.

 

Mezzi di trasporto del futuro

 

Entro pochi anni, diciamo venti, sarà finita la tecnologia automobilistica.

Potrò sollevare con una certa facilità il mio mezzo di trasporto, che pure ingloberà una parte dell'energia necessaria allo stesso. Una parte dell'energia sarà in me.

Niente ruote da auto, tanto pesanti e mal fatte che, riuscissi a spingerle sollevate, libere, subito si arrestano. Una mia minima spinta le farà invece ruotare per molti secondi.

Basta assurde occupazioni di spazio.

A Procida, stupenda isola amata, i Romani avevano ville deliziose. La strada più lunga vale un po' più di due chilometri: chiaro, a piedi e in bici si attraverserebbe molto rapidamente l'isola, da una splendida baia vulcanica a mezzaluna perfetta all'altra, magari costeggiandole. A Procida, dato il modello di sviluppo di queste due generazioni, l'asfalto occupa circa il dieci per cento dei suoli, ed esiste anche un cimitero d'auto!

Il bello che affascinò due o tre centinaia di generazioni, da che Homo sapiens conosce Procida, é stato obliterato.

 

Motori efficienti, come quello del Mars Rover, ci cambieranno la vita inmeglio. Le pile al solfato di Litio che lo caratterizzavano, accoppiati alla forza muscolare permettono autonomie superiori alle due ore già ora. Certo, con tecnologia ciclistica, non la superata meccanica d'auto. Le pile necessarie per spingere una bici elettrica non superano già ora, con la tecnologia disponibile, i tre chili.

Mezzi ciclistici a tre e quattro ruote, coperti, non più pesanti di trenta chili, cinquanta comprese motore e pile, permetteranno trasporti non inquinanti su distanze pari a circa centoventi chilometri, con l'ausilio della sana pedalata.

In ufficio a Milano dalle zone prealpine si arriva molto prima, e freschi, esercitati, pronti ad una giornata meglio motivata.

Per un po' basterà isolare la corsia di emergenza delle autostrade per poter usare i nuovi mezzi, poi, le autostrade saranno superflue. I nuovi mezzi elettrici e ibridi pedale-elettrico occupano un sesto dell'auto 'utilitaria', portando due persone. Non occore sprecare suolo.

 

Il nostro habitat a venire


Non vivremo in un bosco perduto. Inutile portare nella natura connessioni a filo, strade distruttrici dell'ambiente. Con materiali del bosco, faremo sempre più parti delle nostre case: legno, bambù, bioplastica, 

Ma, credo, sempre di più avremo un habitat integrato, con spazi privati e di godimento pubblico in ampi quartieri di nuovi materiali costruttivi che si adatteranno al territorio in modo straordinario. Non rinunceremo al trasporto aereo. Gli aerei potranno essere elettrici, fra un paio di generazioni, le città di quartieri integrati in grandi edifici articolati scenderanno dai rilievi, conformandosi loro, alla piana dove atterreranno.


 

La città quartiere sarà autonoma in gran parte per l’energia. I materiali che copriranno gli spazi pubblici e privati, traslucidi, trasparenti o opacizzati, permetteranno la raccolta di energia fotovoltaica.


Ho la visione di una città fatta e ricoperta di nuovi materiali, integrata, autonoma, senza emissioni. La CO2 che produce viene riorganicata dal suo verde, che dunque cresce rigoglioso.


Il progetto da cui ho tratto il disegno qui sopra ha ancora tanto brutto cemento.L'immagine dà un'idea di quello che penso, ma non credo ci saranno torri molto alte, piuttosto, forme che replicano l'ondulare del paesaggio in cui si inseriranno visivamente. 


Ciò che si integra con il territorio, é estetico. 


Il Bello salverà il mondo, attraverso la nostra autonoma volontà di cambiare.


          


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